Operazione “Estia”, così si alzò la bufera

LECCE – L’operazione si chiama “Estia”, dal nome della dea greca della casa. La bufera si alzò nel 2012, anno di elezioni comunali a Lecce.  Il Pd, nelle persone di Antonio Rotundo e Teresa Bellanova, presentò un esposto in Procura, quando mancavano pochi giorni al voto per il rinnovo dell’amministrazione comunale di Palazzo Carafa. Sindaco, poi rieletto, era Paolo Perrone. Fu allora aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio. A ottobre, una coppia di coniugi con due figli piccoli, dalle case popolari in via Don Giacomo Alberione, denunciò ai nostri microfoni: “In campagna elettorale ci hanno promesso la casa, un lavoro per mio marito… ci hanno dato 120 euro e 5 buoni benzina da 30 euro… e adesso che bussiamo noi alle loro porte, nessuno ci apre!”.

Avevano occupato abusivamente una casa dell’allora IACP, l’Istituto Autonomo Case Popolari,oggi Arca Sud, facendo a cambio con il legittimo assegnatario che, però, era moroso e che, dunque, sarebbe stato sfrattato. Loro ammisero di aver agito illegalmente, ma chiesero tempo per mettersi in regola. Nonostante ciò, arrivò l’Ufficiale Giudiziario per mandarli via. Scene di rabbia e disperazione e poi la denuncia di essere stati abbandonati da quel “qualcuno che conta” che, in campagna elettorale avrebbe elargito denaro, carburante e promesse di vita migliore e che poi, a loro dire, non esitò a sbattere la famiglia fuori di casa. Le reazioni, bipartisan, non si fecero attendere, tutti d’accordo che il caso finisse davanti alla magistratura perché fosse fatta luce. La maggioranza chiese di fare i nomi, perché quelle accuse erano troppo gravi. La Federazione della Sinistra portò il caso in Procura. Pochi mesi dopo, nel 2013, ci fu il primo blitz della Guardia di Finanza negli uffici comunali: le fiamme gialle acquisirono i documenti relativi alla graduatoria per le assegnazioni.

 

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