Il Tar non salva ma demolisce l’ospedale di Casarano: il 50% di cittadini si ricovera altrove

CASARANO- Il Tar di Bari blinda il piano di riordino sanitario e lo fa in particolare per l’ospedale di Casarano, ritenendo legittima la rimodulazione dei reparti, in quanto deriva dall’applicazione di criteri imposti con decreto ministeriale.

Dunque, nessun passo indietro previsto dai giudici per lo smantellamento del punto nascita, accorpato a Gallipoli, e il trasferimento di chirurgia pediatrica al Fazzi. Una partita che sul piano politico si era già chiusa, con una tregua sugellata anche dal presidente della Regione Michele Emiliano durante l’inaugurazione del cantiere della quarta torre, qualche mese fa.

Dopo il no alla sospensiva, ora il Tar di Bari è entrato nel merito, rigettando il ricorso del sindaco Gianni Stefano. Il cuore della sentenza è il riconoscimento del fatto che in materia di programmazione sanitaria la Regione ha grande discrezionalità sebbene in questo caso non abbia fatto altro che applicare il Dm 70, che imponeva di classificare il Ferrari come ospedale di base.

“L’asserita preminenza dell’ospedale di Casarano sul piano dell’offerta quantitativa e qualitativa dei servizi sanitari – hanno scritto i giudici – non trova obiettivo riscontro”. Si fa riferimento al 40 percento di ricoveri inappropriati, alla riduzione dei parti tra il 2005 e il 2015 (“con una punta di soli 384 parti nel 2015, di cui il 47% con taglio cesareo”), al pronto soccorso, dove i codici rossi sono lo 0,87 per cento del totale degli accessi. C’è di più: “Dall’analisi dei ricoveri erogati nel periodo 2013-2015 ai residenti nel distretto socio-sanitario di Casarano risulta altresì che oltre il 50% di questi sono stati effettuati in ospedali diversi da quello di Casarano”.

 

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