Attrezzature e competenze: così ad Andrano il mare diventa accessibile ai disabili

ANDRANO- La sedia a rotelle per oggi resta chiusa, nell’angolo. Isa ha 37 anni ed è spastica. Lei e la sua mamma Angela sono arrivate da Porto Cesareo e per loro sarà una giornata speciale. Il mare di Andrano si apre a tutti. E per il secondo anno funziona ancora di più l’esperimento di un lido pubblico, di proprietà comunale, accessibile anche a chi ha difficoltà motorie.

Realizziamo le nostre utopie – dice Salvatore Surano, che gestisce la struttura assieme al fratello -. Per noi è una gioia vedere che chi ha difficoltà motorie perché diversamente abile o anziano o donna incinta può comunque godere di questo mare. La nostra missione è accogliere tutti combattendo il pregiudizio dell’indifferenza“.

Non la spiaggia, dunque, ma proprio il mare della scogliera. Un’altra storia. In località Botte, per i bagnanti c’è tutta l’attrezzatura che serve: sedie Job, ma pure pedane, ombrelloni, lettini, servizi igienici, spogliatoi, dispositivo alza persone mobile per l’accesso in acqua. Il progetto del Comune, finanziato con 240mila euro attraverso il bando Innovability dell’Interreg Italia-Grecia, è diventato un unicum per il Salento.

Io oggi ho percorso 70 chilometri per venire fin qui – racconta Angela Albano – perché da nessun’altra parte si trovano lidi attrezzati così bene per chi ha problemi come quelli di mia figlia. Che ha bisogno del mare, anzi, di questo mare“.

I fratelli Salvatore e Rosario Surano

Ci sono le attrezzature, sì, ma ci sono anche le professionalità: i gemelli Salvatore e Rosario Surano, giovani andranesi che hanno creato “Swim-Liberi di nuotare” aggiudicandosi la gestione del lido per il primo triennio, lavorano da anni nel campo delle diverse abilità. Sanno valorizzare la persona con approccio olistico e sono esperti nella psicomotricità funzionale e di quella in acqua in particolare.

Riusciamo a mettere a disposizione le nostre competenze – spiega Rosario – affinché chi percepisce il proprio corpo in modo diverso, come chi è su una sedia o ha impedimenti motori o intellettivi, in acqua riesca a riappropriarsi del proprio corpo e interesse nutrendo così la propria persona. Abbiamo aperto la porta alla diversità, che fino a ieri veniva vista come mancanza ma per noi è punto di forza”. Il sole e il mare a volte non bastano, non per tutti almeno. Qui c’è quel di più che serve a creare inclusione. E a far sentire tutti uguali.

 

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