Sanità precaria, i sindacati bussano alle porte della Prefettura

LECCE – Chiedono in primis lo sblocco delle assunzioni di personale e l’apertura degli ambulatori fino alle 22, rendendo più accessibili i servizi. Sulla vertenza-salute in provincia di Lecce tornano a battere i pugni sul tavolo le segreterie confederali e di categoria di Cgil, Cisl e Uil.

5.000 assunzioni previste tra medici, infermieri, tecnici sanitari ed Oss sono ancora al palo. Risultato: liste d’attesa lunghissime e prestazioni “a singhiozzo”.

In mattinata i sindacati sono scesi in strada: volantinaggio in Via XXV luglio e sit in. In un documento congiunto arrivato sul tavolo del Prefetto hanno esposto le emergenze. Il tavolo con la Asl per affrontare le criticità, comuni a tutta la Regione, è stato già riattivato proprio sotto la pressione delle organizzazioni sindacali locali. Intanto, insieme alle categorie provinciali dei Pensionati e del Pubblico Impiego, le tre segreterie leccesi hanno aderito alla mobilitazione regionale.

La richiesta è una e chiara ed è rivolta alla Regione Puglia. «Si vari subito il Piano Regionale per il “governo delle liste di attesa” e l’Asl di Lecce, dal canto suo, approvi il Piano Aziendale per favorire l’accesso alle cure dei cittadini. Non servono Disegni di Legge regionali -rimarcano Cgil, Cisl e Uil- occorre monitorare e controllare in ogni Asl i tempi di attesa per le prestazioni in regime di attività libero-professionale intramoenia, così come bisogna lavorare sull’equilibrio tra attività istituzionale e libero professionale di medici ed equipe».

Dopo la chiusura nel Leccese di diversi presidi ospedalieri, il timore è che i posti letto subiscano un ulteriore contrazione, causata da probabili accorpamenti di reparti. Ipotesi questa che fa tremare, considerate le difficoltà che utenti e personale dei pronto soccorso lamentano da tempo a gran voce.

 

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