Colpo di scena a Parabita: il Consiglio di Stato accoglie ricorso avvocatura. Il Comune è di nuovo commissariato

PARABITA – Già lunedì potrebbero riprendere il timone del Comune di Parabita i commissari prefettizi. E la causa sempre la stessa: scioglimento del Consiglio comunale per presunte infiltrazioni mafiose svelate con l’operazione Coltura dei carabinieri del Ros sul clan Giannelli.

È questo l’effetto del colpo di scena che ha sparigliato le carte, un’altra volta, per la squadra di Alfredo Cacciapaglia. Il sindaco e la sua giunta, infatti, tornano a casa. Di nuovo. Dopo la vittoria ottenuta dinanzi al Tar Lazio ed essersi reinsediati in municipio il 23 marzo scorso, per gli amministratori è arrivata la doccia fredda dell’ordinanza cautelare con cui il Consiglio di Stato ha sospeso la sentenza di primo grado. Cosa succede ora? Nel pomeriggio, il prefetto Claudio Palomba ha avuto contatti con il Viminale, per capire come procedere. Molto probabilmente, come accaduto anche a Tropea, tornerà a rivivere il precedente decreto presidenziale di nomina dei tre commissari Andrea Cantadori, Gerardo Quaranta e Sebastiano Giangrande. Quell’atto, infatti, era stato solo sospeso. Si tratta di dettagli burocratici. Nella sostanza, almeno fino al prossimo autunno il Comune torna di certo ad essere commissariato.

Eppure, doveva essere una partita già chiusa: l’Avvocatura dello Stato, per conto del Ministero dell’Interno, Presidenza del Consiglio dei Ministri e Prefettura di Lecce, ha presentato appello in ritardo contro quella decisione del Tar. Quindi, in teoria, il mancato rispetto dei termini processuali avrebbe blindato il ritorno di Cacciapaglia sulla poltrona più alta di Parabita. Tuttavia, quella tardività è stata considerata superabile in quanto ritenuta errore scusabile.

Ciò perché, come si legge nella motivazione dell’ordinanza, l’Avvocatura avrebbe dimostrato un deficit di funzionamento del sistema di lettura delle Pec in arrivo, essendo pacifica l’avvenuta ricezione in data 4 aprile della sentenza, così come notificata dai difensori di Cacciapaglia. “Discuteremo nella udienza di merito se questa tesi sia fondata o meno sotto il profilo fattuale e giuridico – dice Pietro Quinto, avvocato difensore degli amministratori assieme al collega Luciano Ancora -. L’ordinanza del Consiglio di Stato – conclude – ha però omesso di dare conto della circostanza, documentata, che la sentenza del Tar del Lazio era stata puntualmente eseguita e che l’Amministrazione Cacciapaglia si era regolarmente insediata in sostituzione degli amministratori straordinari”. Motivo per cui, ad avviso del legale, “appare atipica la rimozione di una situazione amministrativa definita, nei mesi di luglio ed agosto”, in attesa della decisione di merito, per cui l’udienza è fissata per il 27 settembre.

 

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