IMU-TASI, a Lecce la spesa più alta della media nazionale. Lo studio della Uil

QuattroStelle

LECCE – Scade il termine di pagamento dell’acconto Imu-Tasi. A Lecce-città si pagheranno mediamente 621 euro per le seconde case. Rispetto al dato nazionale, 86 euro in più. Secondo lo studio nazionale realizzato dalla Uil – Servizio Politiche Territoriali, nel capoluogo salentino la forbice si allarga sino a 1.701 euro per le prime case di lusso, contro una media nazionale di 1.305 euro.

«Lavoratori dipendenti e pensionati, che rappresentano il 76 per cento dei proprietari di immobili diversi dall’abitazione principale, sono i più penalizzati da questa imposta, che anche quest’anno avrà un sovrapprezzo per le famiglie leccesi, se pur inferiore rispetto a quello registrato nel 2017», commenta il segretario generale Uil Lecce, Salvatore Giannetto. A livello nazionale, il costo medio complessivo dell’Imu-Tasi sulla seconda casa sarà di 1.070 euro (535 euro da versare con la prima rata di Giugno), mentre a Lecce l’importo a saldo raggiungerà la quota di 1.242 euro. Spesa che risulta tuttavia la più bassa a livello regionale: a Bari spenderanno in media 1.702 euro, a Brindisi 1.344 euro, a Taranto 1.289 euro e a Foggia 1.487 euro.  Chi possiede a Lecce-città una seconda pertinenza dell’abitazione principale della stessa categoria catastale (cantine, garage, posti auto, tettoie), quest’anno dovrà sborsare 60 euro (35 per la cantina e 85 per box-posto auto), contro i 55 della media nazionale. Secondo il Rapporto Uil, il costo maggiore di Imu-Tasi in valore assoluto per una seconda casa si registra a Roma con 2.064 euro medi; a Milano, invece, si pagheranno 2.040 euro medi, a Bologna 2.038 euro, a Genova 1.775 euro, a Torino 1.745 euro. Valori più “contenuti”, invece, ad Asti con un costo medio di 580 euro; a Gorizia con 582 euro, a Catanzaro con 659 euro, a Crotone con 672 euro, a Sondrio con 674 euro.   Anche per l’anno in corso, le aliquote non hanno subito rialzi per via del blocco, ma non hanno nemmeno subito ribassi. In nessun capoluogo si è utilizzata, infatti, questa opzione e, quindi, sono state riconfermate le aliquote dello scorso anno (a Lecce l’11 per mille). «Sulla fiscalità comunale, ed in particolare la tassazione della casa, – sostiene il segretario provinciale Uil Giannetto – si pone la questione se, e come, alleviare il peso per i contribuenti meno abbienti e, conseguentemente, chiedere un contributo maggiore a chi ha più disponibilità.Una tesi, questa, che avrebbe fondamento, se non ci trovassimo però di fronte a due paradossi: un alto grado di infedeltà fiscale e valori catastali che non corrispondono al valore reale dell’immobile. Ecco perché, anche a livello territoriale, rilanciamo la proposta più volte avanzata dal segretario nazionale Guglielmo Loy: prima bisogna partire dalla revisione dei criteri che regolano valori catastali vecchi ed iniqui con una riforma che non deve, comunque, significare maggiori prelievi, ma una diversa e più equa ripartizione del prelievo sugli immobili in base al valore reale. Il tutto, ovviamente, dovrà essere accompagnato con una lotta “senza se e senza ma” all’evasione fiscale – conclude Giannetto – anche con un maggiore impegno dei Comuni rivolto a questa attività».

 

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