Surbo, il Prefetto schianta anche l’opposizione: Maroccia contro la mafia per salto politico

SURBO- Impedire a tutti i costi di tornare al voto a giugno, per bloccare la partecipazione alle elezioni dei politici coinvolti nell’inchiesta sulla presenza mafiosa a Surbo e degli imprenditori che tentavano di acquisire direttamente anche il ruolo di amministratori presentandosi alle urne. Questo l’obiettivo dichiarato della Prefettura di Lecce, che non salva nemmeno l’opposizione nella durissima relazione alla base del decreto di scioglimento del Consiglio comunale. Anzi, il prefetto Claudio Palomba usa parole nette: “l’attività espletata sembra aver chiarito la completa consapevolezza sui rapporti con la criminalità organizzata e quindi il condizionamento dell’attività amministrativa dell’ente non solo da parte di autorevoli esponenti dell’attuale maggioranza (a partire dal sindaco), ma addirittura dell’intero Consiglio comunale comprensivo, cioè, anche del rappresentante della cosiddetta opposizione (riconducibile a Giuseppe Maroccia, poi dimissionario dell’Assise consiliare), la cui attività di contrasto sembra concretizzarsi, più che nel rispetto e nell’affermazione della legalità, nel tentativo neanche tanto celato di divenire unico protagonista delle vicende amministrative e politiche del territorio. Ciò approfittando, al pari degli attuali amministratori, dei rapporti accertati con note e pericolose frange della criminalità organizzata salentina (vedasi il noto pregiudicato Balloi), peraltro consacrate anche in pronunce giudiziarie, provando però ad apparire, anche mediaticamente, unico ‘immune’ dalla contaminazione criminale del territorio”.

Maroccia, oltre alla sua attività politica, è noto imprenditore, che nell’ottobre scorso ha denunciato il clamoroso furto avvenuto nella sua azienda completamente svaligiata di tutti i mezzi anche pesanti, per un danno da oltre 800mila euro.

Al di là di questo episodio, secondo la Prefettura, “a riprova di quanto accennato, soccorrono le richiamate e reiterate istanze prodotte presso la Prefettura di Lecce, tese ad acquisire lo status di presunta vittima dell’estorsione e dell’usura – tutte motivatamente rigettate, grazie anche al noto e vincolante parere del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lecce che ha sempre evidenziato i pericolosi vincoli di affari dell’imprenditore e politico con pericolosi criminali -, che avrebbero consentito allo stesso una verosimile legittimazione necessaria al raggiungimento dell’obiettivo citato (il controllo solitario del territorio, sociale, politico ed amministrativo)“. Nonostante queste difficoltà, Maroccia sarebbe riuscito comunque ad assicurarsi, “sia pure indirettamente per il tramite del potente e poliedrico assessore” suo parente, “una fetta di potere in attesa dell’eventuale e definitivo imminente passaggio elettorale”.

Un quadro dal quale emerge, secondo gli organi dello Stato, “una forte compromissione del tessuto sociale, politico ed economico rispetto alla presenza della locale criminalità  attraverso una ideale linea di continuità protrattasi nel tempo fin dal 1991”.

 

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