Dalle missioni militari torna con un tumore: il Tar lo riconosce “vittima del dovere”

LECCE – Una vittoria al culmine della sua battaglia più lunga e che 4 anni fa ha visto il Ministero della Difesa dargli torto. Una sentenza storica quella del Tar Lecce che ha riconosciuto ad un militare salentino lo status di vittima del dovere: l’uomo ha scoperto di avere un tumore al rientro dalle missioni in Albania (nel 2002) e in Kosovo (nel 2004).

Il militare, difeso dall’avvocato Danilo Lorenzo, si è sottoposto a cure lunghe e invasive, tra queste la radioterapia. Per il Ministero della Difesa però nessun nesso accertato tra l’insorgere della neoplasia e il servizio prestato dall’uomo all’estero. Eppure nel periodo delle suddette missioni, dalla mappa NATO prodotta in giudizio, risultava chiaramente come quella zona del Kosovo occupata dal contingente italiano fosse stata interessata da bombardamenti con ben 17.237 proiettili all’uranio impoverito.

Un dato per il Tribunale Amministrativo leccese già di per sé schiacciante per ribaltare la decisione del Ministero e condannarlo al pagamento delle spese processuali ammontanti a 2 mila euro.

Secondo il Tar le ripetute vaccinazioni alle quali si è sottoposto il militare prima di ogni partenza, il livello di stress in teatri operativi bellici e l’effetto carcinogenico delle nano particelle di metalli pesanti sono le concause del tumore ingiustamente non considerate dal Ministero della difesa.

“Nei casi delicati qual è quello in esame -si legge nella sentenza pronunciata dal Giudice Carlo Dibello- all’interessato basta dimostrare l’insorgenza della malattia in termini probabilistico-statistici, non essendo sempre possibile stabilire un nesso diretto di causalità tra l’insorgenza della neoplasia ed i contesti operativi complessi o degradati sotto il profilo bellico o ambientale in cui questi è chiamato ad operare”.

 

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