Rifiuti e amianto, la Regione Puglia imbocca una doppia strada ma tanti gli interrogativi aperti

LECCE – Il peso della gestione rifiuti nell’hinterland leccese lo restituisce un censimento sul 30% dei 97 comuni della Provincia di Lecce. È sufficiente questa mappatura, seppur parziale, a fotografare un fenomeno ormai dilagante: l’abbandono coatto di rifiuti ingombranti, pericolosi, domestici e contenenti amianto. L’intenzione della Regione Puglia, tramite due bandi separati, è quella di tendere la mano ai comuni proprio per le operazioni di bonifica dei manufatti privati contenenti amianto da una parte e di pulizia delle aree pubbliche dall’altra.

Andiamo con ordine, partendo dalle discariche a cielo aperto. Su 5.500 siti censiti nell’hinterland leccese la quantità di materiali contenenti amianto ammonta a 250 tonnellate, sono invece 3.500 le tonnellate di rifiuti misti, 60 quelle di pneumatici fuori uso e altrettante di rifiuti ingombranti, 70 quelle di plastica e vetro, 50 di rifiuti pericolosi e 100 le tonnellate di rifiuti urbani non differenziati.

In questo caso la Regione potrà concedere dal 50 ai 100 mila euro ai comuni (in base al numero di abitanti) per cofinanziare gli interventi di smaltimento dei rifiuti. Il nodo da sciogliere consisterà nel capire la disponibilità degli impianti di smaltimento esistenti nell’accogliere la mole di rifiuti in questione. Laddove questa non fosse sufficiente tale da comportarne il trasporto fuori regione, il nodo “aumento dei costi” sarebbe il prossimo da dover sciogliere.

Capitolo a parte il sostegno per lo smaltimento dell’amianto per cui lo stanziamento regionale ammonta a 3 milioni di euro. I comuni beneficeranno di contributi economici a partire da 35 mila euro (e variabili secondo criteri ben precisi) per la rimozione, il trasporto e il conferimento in impiantI autorizzato di manufatti contenenti amianto presenti nei fabbricati e negli immobili di proprietà privata. Il privato, dal canto suo, dovrebbe cofinanziare l’intervento di dismissione. Il nodo costi per quest’ultimo resta quello più pesante, considerate le spese elevate per queste operazioni e il costo di trasporto fuori dal territorio.

Dunque la Regione a fare pulizia ci prova, gli step successivi però restano interrogativi aperti.

 

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