La lezione di Gratteri ai volontari Avis: “Donate il sangue, anche contro la mafia”

LECCE- Sembra possa non c’entrare nulla, eppure anche donare il sangue potrebbe essere un gesto importante contro la mafia. Parola di Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro. Dalla trincea della lotta alla ‘Ndrangheta la sua analisi sul ruolo del volontariato e su ciò che ognuno può fare per la legalità è lucida, fatta con parole piene, davanti a una platea composita, giunta da tutta Italia all’hotel Tiziano di Lecce per l’assemblea generale dell’Avis.

Gratteri è uno dei maggiori testimonial dell’Avis: donatore da molto tempo, attivo tra i gazebo e le iniziative di sensibilizzazione; sua moglie presiede la sede di Locri. Vedere la sofferenza di chi ha bisogno di sangue aiuta a crescere, a capire cos’è la vita, a evitare le scorciatoie propinate dai clan. Anche per questo il suo invito alla donazione sembra assumere un peso differente. Sangue come patto di cittadinanza, insomma. Agli antipodi del patto mafioso, di quel rito che ancora oggi vivono le organizzazioni criminali, l’iniziazione che in Calabria gli aderenti alle ‘ndrine fanno pungendosi il dito e lasciando scivolare le gocce di sangue sull’immagine di San Michele Arcangelo, eletto a loro patrono, oppure, quando il patto è ancora più solenne, tagliandosi i polsi, sfregandoli l’un l’altro.

 

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