Tensioni a Taranto dopo incidente all’Ilva: sindaco inseguito dai 50 manifestanti

TARANTO- Inseguito dai manifestanti al grido di “assassino, assassino”. Serata di tensione per il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, all’uscita del vertice convocato in Prefettura dopo l’incidente mortale accaduto all’Ilva e che è costato la vita ad Angelo Fuggiano, operaio di 28 anni.

Melucci è stato atteso all’esterno da una cinquantina di manifestanti, soprattutto attivisti Cobas ed esponenti dei movimenti ambientalisti più radicali. Gli hanno rimproverato così, in malo modo, l’annuncio di voler ritirare il ricorso contro il Decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, perché con l’investitore ArcelorMittal e governo si sarebbe trovata la quadra di un’intesa sulla parte ambientale. La Regione, invece, proseguirà sulla strada giudiziaria.

Melucci, dunque, è stato scortato dalle forze di polizia. Anche il governatore di Puglia, Michele Emiliano, ha partecipato al vertice e ha chiesto al prefetto di Taranto, Donato Cafagna, di attivarsi nei confronti della Procura della Repubblica perché vi sia una verifica delle condizioni di sicurezza degli impianti dell’Ilva dopo l’incidente mortale. “E’ la terza vittima da quando sono presidente, un morto all’anno ed è sconvolgente che il responsabile di tutto questo sia il governo”, ha detto Emiliano riferendosi ai decreti legge sull’Ilva, auspicando una loro revisione da parte del nuovo governo M5S-Lega.

Oltre alle confederazioni Cgil, Cisl e Uil, presenti nel pomeriggio anche le sigle metalmeccaniche Fim, Fiom, Uilm e Usb, i rappresentanti di altre categorie e Confindustria Taranto col suo presidente Vincenzo Cesareo. Fuori dal palazzo c’era una delegazione dei Verdi ed ecologisti che chiedono la chiusura delle fonti inquinanti e la riconversione dell’economia a Taranto abbandonando l’acciaio. Intanto, continua lo sciopero degli operai.

 

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