Scu, messaggi dal carcere e affiliazioni: 12 arresti tra Brindisi, Tututano e Mesagne

BRINDISI- I 12 arresti, di cui tre in carcere, sono stati eseguiti all’alba di oggi dalla polizia di Brindisi guidata dal questore Maurizio Masciopinto. Si tratta dei personaggi che, secondo gli inquirenti, stavano riorganizzando la nuova Scu, che nasceva esattamente 25 anni fa nel carcere di Trani. Il nucleo era, questa volta, l’istituto penitenziario di massima sicurezza di Terni, dove sono detenuti i capi del sodalizio: Antonio Campana e Raffaele Martena. Da qui partivano gli ordini diretti agli affiliati, sia personaggi a piede libero, che per conto del clan agivano sul territorio, sia ad altri detenuti, con contatti documentati in circa 20 istituti penitenziari d’Italia.

La Squadra Mobile di Brindisi diretta dal dott. Antonio Sfameni, e la Dda di Lecce in un anno di indagini hanno ricostruito la rete che oltrepassava le mure del carcere e che con modalità mafiose controllava tutto il Salento. Aveva intenzione, così come risulta dalle investigazioni, di vendicarsi con un magistrato inservizio ora nella Procura di Lecce, colpevole di aver arrestato lo stesso Campana e di averlo fatto condannare.

Campana e Martena avevano addirittura la possibilità di comunicare con l’esterno attraverso un cellulare arrivato in carcere in maniera fraudolenta. Intercettazioni ambientali, sequesto di corrispondenza e ascolti hanno accertato come avessero in programma di evadere presto dal carcere, servendosi di quello che viene definito “capello d’angelo”, un filo diamantato in grado di tagliare qualsiasi cosa. Qualcuno avrebbe dovuto introdurlo in carcere durante le visite, forse durante uno spettacolo teatrale tra detenuti al quale Campana aveva manifestato l’intenzione di partecipare. Quattro “capelli d’angelo” sono stati trovati in casa di uno degli arrestati : Igino Campana, parente del boss, la persona che di solito partecipava ai colloqui con lui.

Il gruppo operava tra Brindisi, Tututano e Mesagne. Personaggi pericolosi disposti a tutto e intenzionati, come emerge da un’intercettazione, a “prendersi tutto quello che nasceva a Brindisi”. Ronzino De Nitto e Juri Rosafio avevano il compito di gestire i rapporti con gli altri clan attivi del territorio, compreso Lecce. La polizia penitenziaria di tutta Italia ha perquisito tutti gli istituti di pena coinvolti trovando lettere e “pizzini” eloquenti. In questo modo erano riusciti a ricostituire e compattare un agguerrito gruppo criminale che continuava a fare proseliti, in alcuni casi attribuendo ad alcuni l’investitura mafiosa.

Il progetto di controllo del territorio prevedeva l’utilizzo di metodi intimidatori e un patto di non belligeranza con gli altri gruppi malavitosi delle province vicine. Era prevista tuttavia la possibilita’ di ricorrere ad atti di violenza nei confronti di chi non rispettava le regole. Oltre ai classici interessi criminali, come estorsioni e spaccio di sostanza stupefacente, l’attivita’ del gruppo si concentrava sull’imposizione di guadagni nei settori della pesca e della gestione dei parcheggi. Le richieste di custodia cautelare in carcere sono state richieste dal pm Alberto Santacatterina e firmate dal gip del Tribunale di Lecce, Carlo Cazzella.

I nomi degli arrestati:

martena raffaele, classe 1986, già detenuto; campana antonio, classe 1979, già detenuto; rosafio jury, classe 1977; campana igino, classe 1955; de nitto ronzino, classe 1975; arigliano fabio, classe 1971; epifani mario, classe 1981; martena andrea, classe 1986; polito andrea, classe 1989; polito vincenzo, classe 1985; sicilia enzo, classe 1985; magli nicola, classe 1981, già detenuto.

 

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