Melendugno, dove la lotta è ogni giorno

MELENDUGNO- Ora che è primavera, si soffre di meno ad essere presenti. L’invernata è stata lunga e loro ci sono sempre stati, con la pioggia, con il freddo, anche quando l’attenzione degli altri è calata. Ci si divide, a turni. Ma si è sempre qui, nel presidio che è tornato al suo posto originario, in contrada San Basilio, a Melendugno, davanti al cancello del cantiere del gasdotto Tap.

Sono studenti, commercianti, operai, mamme, cittadini comuni, troppo spesso bollati come facinorosi e confusi con chi viene etichettato come anarco-insurrezionalista, presenze che pure fanno capolino durante alcune manifestazioni, ma che poco hanno a che fare con chi da anni, tutti i giorni, feste comprese, è qui, a far sentire il fiato sul collo alla multinazionale svizzera e al governo italiano. Si osservano i lavori che vanno avanti di gran lena: gli operai di Tap indossano maschere antigas per eseguire le operazioni di costruzione del pozzo di spinta del microtunnel lì dove un anno fa sono stati espiantati 231 ulivi.

Il cantiere resta inaccessibile, protetto da filo spinato e forze dell’ordine. Una grata e una seconda rete rendono difficile capire davvero cosa accade all’interno. Guardia alta, però, in ogni caso. Il sequestro di contrada Le Paesane ha rinvigorito gli animi. E ora più che mai si sta sperando davvero che uno stop possa arrivare. Anche i bambini popolano San Basilio. Portano il pallone: provano a fare gol davanti a quel cancello sbarrato.

 

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