Xylella, da oggi l’obbligo di trattamenti chimici: si prepara la rivolta

LECCE – Due trattamenti chimici da maggio ad agosto, altrettanti in autunno. Quattro in tutto. E stavolta non più “fortemente raccomandati”, ma obbligatori, sanzionabili. È la novità che ha introdotto il decreto del ministro Martina del 6 aprile scorso per la lotta a Xylella, provvedimento contro il quale si prepara la controffensiva, a suon di ricorsi e proteste, con un cordone di disobbedienza che aziende bio, associazioni del settore, medici e cittadini stanno predisponendo in questi giorni. Finora a prendere ufficialmente posizione a livello nazionale è stata solo Aiab Puglia, Associazione italiana per l’agricoltura biologica, per la quale il trattamento con pesticidi «sarebbe un grave attentato all’agricoltura bio e si verificherebbero ripercussioni economiche e ambientali». Oltre che sanitarie.

Tra i pesticidi che dovrebbero essere utilizzati in maniera massiccia, da Santa Maria di Leuca al nord di Brindisi e Taranto, c’è anche l’Imidacloprid della Bayer, lo stesso che con la decisione approvata dall’Ue il 27 aprile scorso è stato vietato per tutti gli usi esterni perché ritenuto tra i maggiori responsabili del fenomeno della moria delle api. Assieme ad altri due (Clothianidin della Bayer e Thiamethoxam prodotto da Syngenta) possono essere usati solo in serra. Anche l’Italia è tra gli stati che ha votato per il divieto. Eppure, qualche giorno prima il Ministero dell’Agricoltura ha previsto quello stesso fitofarmaco tra quelli da dover usare nel Salento per sterminare la sputacchina, l’insetto che è ritenuto il principale veicolo del batterio Xylella sugli ulivi e piante ospiti.

I legali di aziende e associazioni sono a lavoro e puntano ad avere relazioni di esperti ambientali e medici per denunciare le possibili ripercussioni sulla salute dei cittadini e del territorio. Nel decreto Martina, tra l’altro, non si fa cenno ad alcuna valutazione di impatto ambientale preventiva o a “difesa integrata obbligatoria” che pure, sulla base di una direttiva europea del 2009, lo Stato italiano ha recepito con il decreto legislativo 150 del 14 agosto 2012. Anche il Piano Agricolo Nazionale per l’uso sostenibile dei presidi fitosanitari è stato bypassato in nome dell’emergenza. Una pressione chimica, quella prospettata, che spaventa eccome: le aziende bio rischiano di perdere la certificazione o, in alternativa, sono esposte a pesanti multe. Idem i cittadini che non provano di aver impiegato quei pesticidi previsti sui propri campi. Mentre è stato accettato l’obbligo di arature e trinciature entro il 30 aprile (ciò per cui a giorni verranno avviati i controlli fino al 15 giugno con multe fino a mille euro), su quest’altro imperativo sarà battaglia.

 

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