Inchiesta Tap, avanti con superperizia: gip boccia le eccezioni di Tap e Avvocatura dello Stato

LECCE-  Il gip Cinzia Vergine ha sciolto la riserva: l’incidente probatorio sul gasdotto Tap va avanti. Superate, dunque, le eccezioni presentate sia dall’Avvocatura dello Stato che dalla stessa multinazionale. Risale al 5 gennaio il decreto di autorizzazione alla riapertura delle indagini; due mesi dopo è stata disposta l’ammissione dell’incidente probatorio richiesto dal pm Valeria Farina Valaori.

Con memorie del 29 marzo e del 6 aprile, prima l’Avvocatura dello Stato e poi lo Studio Severino, per conto rispettivamente degli indagati Gilberto Dialuce (dirigente del Mise), Clara Risso, Michele Mario Elia e Tap, hanno richiesto la revoca dell’ordinanza ammissiva dell’incidente probatorio, il rinvio per l’ampliamento della platea degli indagati e la eventuale integrazione delle ipotesi di reato.

Hanno argomentato sostenendo che “dopo le modifiche del 2016 – che avrebbero reso necessario l’incidente probatorio – sia il progetto Tap che quello Srg (Snam, ndr) hanno ricevuto positiva valutazione di compatibilità ambientale”. Altri due documenti successivi, a loro avviso, “ne farebbero cadere i presupposi”: si tratta di una nota della Direzione centrale per la prevenzione e sicurezza tecnica del Ministero dell’Interno del 14 marzo 2018 e quella successiva del 22 marzo con cui il Ministero dell’Ambiente ha confermato la non assoggettabilità dei due terminali alla direttiva Seveso III sul rischio di incidenti rilevanti.

L’11 aprile scorso, l’Avvocatura dello Stato ha integrato l’istanza di revoca, rimarcando che “la non applicabilità della normativa Seveso a terminale Prt di Tap, cabina di misura e area trappole del gasdotto SnamReteGas di collegamento dal Prt al nodo della rete di trasporto gas nazionale esistente (a Brindisi, ndr) non elude certamente verifiche di sicurezza antincendio e di valutazione dei rischi”. Non solo: Roma ha insistito sul fatto che risulta “in maniera inconfutabile” che le ipotesi progettuali relative ai due terminali sono state “oggetto di valutazione unitaria, che ha portato a ritenerne la piena compatibilità sia sotto il profilo della prevenzione incendi sia sotto il profilo ambientale, con esclusione della loro assoggettabilità alla cosiddetta Normativa Seveso”.

Per il gip, però, sono valide le contestazioni fatte dal pm, in particolare quelle per cui nessuno dei documenti citati ha quantificato l’hold up (il volume di gas) considerando l’opera come unica né contiene la valutazione per cui, sempre considerando Tap e Snam unico progetto, il Prt vada qualificato come “stabilimento”.

Tra l’altro, non ha mancato il pm di rilevare quel giallo che da sempre raccontiamo su Tap: il Comando dei vigili del fuoco di Lecce, nel 2013, scrisse che il quantitativo massimo di gas nel terminale era di 100 tonnellate, mentre l’anno dopo lo ha dimezzato a 48,6 t, facendo escludere così l’applicabilità della Seveso.

Per il gip restano “irrisolte tutte le questioni che l’incidente probatorio si pone l’obiettivo di chiarire”. Anche perché non solo i nuovi documenti sono stati prodotti proprio negli ultimi due mesi, ma non chiariscono le ragioni tecniche delle scelte discusse: configurabilità dell’opera come unica; qualificazione del terminale di ricezione come “stabilimento” (ciò che ai sensi del decreto legislativo 105/2015 consentirebbe di escludere l’applicazione di Seveso d’emblée, a prescindere dai quantitativi); calcolo dell’hold up complessivo.

E dunque si va avanti: il 24 aprile, alle 13, si terranno il conferimento dell’incarico ai periti e la formulazione dei quesiti.

 

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