Finanziamenti a Tap, le istituzioni locali chiudono la porta a Bers

LECCE – Le istituzioni locali chiudono la porta alla Bers, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. Né il Comune di Melendugno né la Regione Puglia né la Provincia di Lecce si sono presentati agli appuntamenti fissati in Prefettura. Ad andarci solo Confindustria. Uno su quattro, insomma. Fuori, per tutta la mattinata, la protesta noTap.

Il cuore della questione è proprio il gasdotto: quelli in programma dovevano essere incontri facilitatori, finalizzati a facilitare, appunto, o sbloccare finanziamenti, in particolare alla multinazionale svizzera che sta realizzando la condotta dall’Azerbaijan al Salento. La Bers dovrebbe scucire un prestito da 1,2 miliardi di euro. La Bei, la Banca europea per gli investimenti, ne ha già concesso uno da 1,5 miliardi. Il clima di dissenso sul territorio non agevola la scelta. Anche per questo alle 10 sono arrivati in Prefettura gli emissari della Bers, scortati dalle forze dell’ordine.

L’arrivo dei commissari Bers:

Hanno atteso invano, a porte chiuse: il sindaco Marco Potì aveva già annunciato di disertare l’incontro, dopo la proposta, rifiutata, di spostarlo a Melendugno, visitando anche il cantiere. La Regione Puglia, in mattinata, ha inviato una nota, rimarcando l’assenza per “ragioni di opportunità”, in quanto l’invito era generico e solo nelle ultime ore ha appreso dalla stampa che si trattava di Tap. La Provincia si è allineata: “Sentiti i capigruppo – ha spiegato il presidente Antonio Gabellone- si è ritenuto di restare in linea con gli altri livelli istituzionali territoriali. Se l’incontro si fosse tenuto, comunque, avrei confermato le risultanze del Consiglio provinciale del 21 dicembre, il no netto all’opera. La delibera, in ogni caso, è stata inviata sia al Prefetto che al presidente del Consiglio dei Ministri”.

 

 

Il timore degli attivisti è che si tratti del tentativo di far passare questi incontri come consultazioni popolari. Una trentina quelli che hanno protestato lungo via XXV Luglio. Lo avevano annunciato alla vigilia: “ci faremo sentire”. Costantemente monitorati dalla Digos, hanno schierato donne, ragazzi, anziani per una protesta pacifica.

 

 

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