Nuovo strappo nella maggioranza di Emiliano. Anche Liviano sbatte la porta e se ne va

BARI – Il presidente del Consiglio Mario Loizzo ha dovuto procedere all’ormai consueta prassi della conta dei numeri. I voti c’erano, ma l’esito non era affatto scontato. E le opposizioni si intestano il successo del via libera alle leggi che, dicono, altrimenti sarebbero state affossate dalla mancanza di numero legale. L’ultima seduta di Consiglio regionale, ancora una volta, mette in luce la necessità del centrosinistra di fermarsi e tirare un lungo respiro per capire in che direzione andare sino al 2020. Lo si farà il 4 aprile nel vertice di maggioranza ma a quel momento si arriva con un nuovo strappo. Quello del tarantino Gianni Liviano, ex assessore della giunta, che in apertura dei lavori ha abbandonato l’aula perché – ha spiegato – alle sue interrogazioni, dal 2016, non è mai arrivata risposta. Un addio alla maggioranza come già scelto dal collega Borraccino? Dipenderà dalle risposte che avrà il 4 aprile ma la fuga è pronta.

Le opposizioni, in tutto ciò, affondano la lama. Dai fittiani ai forzisti si fa notare la crisi imperante dei dirimpettai. La legge per la semplificazione del turismo “è stata approvata grazie al nostro voto” dicono da Direzione Italia, è utile “ma non sufficiente” affonda Forza Italia. Il sì dall’assise arriva anche alla mozione dei 5 Stelle per reintrodurre il piano delle aree che, come chiedono i No Triv, darebbe maggiore potere alle regioni nel decidere sulle autorizzazioni delle compagnie petrolifere.

Come si diceva, il 4 aprile è un giorno di snodo per la maggioranza regionale. Ma anche per la giunta che dovrà andare incontro ad un restyling. Ma nessun ritocco sarà fatto prima del confronto con i consiglieri. Tutto è rimandato ai giorni successivi. Nulla di nuovo sul fronte dei nomi. Dal rientro di Giannini, alla riconferma di Ruggeri, da un posto ai renziani e ai Leu alla tentazione, come già anticipato, di allargare all’attuale oppositore Luigi Morgante. Troppo pericolosa, però, visti gli animi nel centrosinistra.

 

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