Morte nei campi di pomodori, in due a processo per caporalato

LECCE- Un nuovo processo per caporalato si aprirà presto a Lecce e riguarderà la morte di Abdullah Muhamed, bracciante agricolo sudanese che perse la vita a 47 anni il 20 luglio del 2015 su un campo di pomodori tra Nardò e Porto Cesareo. Una morte in pieno giorno, dovuta, secondo l’accusa, il pm Paola Guglielmi che ha portato avanti l’inchiesta, al sole cocente e alla fatica, oltre che alla mancanza di qualsiasi forma di tutela dei braccianti impiegati nei campi. Sfruttamento di manodopera straniera quindi, ma questa volta finito in tragedia. Il 47enne, oltretutto, lavorava senza un regolare contratto.

Il gup Giovanni Gallo ha rinviato a giudizio l’imprenditore agricolo di Nardò Giuseppe Mariano, difeso dall’avvocato Antonio Romano e il sudanese Mohamed Shaa Eldei, difeso in aula dall’avvocato Giuseppe Sessa in sostituzione dell’avvocato Ivana Quarta che dovranno difendersi dall’accusa di omicidio colposo e caporalato.

Il processo si aprirà il 22 giugno prossimo davanti al giudice monocratico Todaro. Tutte le richieste di parti civili erano state accolte dal gup: oltre alla moglie e alla figlia piccola della vittima, la Cigil, il Cidu, Centro Internazionale Diritti Umani, l’azienda Mutti e la Conserve Italia, cooperativa collegata anche alla Cirio, tra le principali aziende produttrici di salse e conserve, che sostengono di aver subito, nella vicenda, un danno d’immagine.

 

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