Trivelle, nel dimenticatoio la proposta di legge “scudo” per la costa

LECCE- E’ la rincorsa, puntuale, ai petrolieri. E la conferma della linea dei giudici amministrativi rende ancora più netta la domanda: perché è rimasta nel cassetto la proposta di legge regionale avanzata a settembre da Provincia di Lecce e Comuni salentini?

Il tema ritorna con urgenza ora che il Consiglio di Stato, con nove sentenze anticipate da Telerama la scorsa settimana, ha spianato la strada alle ricerche di petrolio nel mare Adriatico meridionale e nel mar Ionio, compreso il Golfo di Taranto, bocciando i ricorsi di Regione Puglia e Abruzzo e Comune di Ostuni.

L’approvazione di quella legge consentirebbe, per lo meno, di prendere tempo per un po’ di anni. Ne è convinto il promotore, l’avvocato Pietro Quinto, per il quale “in via emergenziale, la normativa porterebbe ad ottenere subito un risultato pratico, quello di bloccare la tecnica dell’air gun per l’esplorazione dei fondali nelle aree che hanno particolare valenza per la pesca e la valorizzazione amnbientale. Pesca e turismo, d’altronde, sono materie di competenza regionale. Se anche la legge fosse impugnata dal governo davanti alla Corte Costituzionale – spiega il legale – comunque avremmo un provvedimento che per un periodo di almeno tre anni ci tutelerebbe, fino alla pronuncia della Consulta”.

La proposta di legge è rimasta lettera morta, nonostante gli impegni assunti a portarla in Consiglio regionale, probabilmente a causa della moratoria di sei mesi proposta dalla viceministra Teresa Bellanova per la costituzione di un gruppo di lavoro in seno al Ministero, per valutare meglio le richieste. Ad oggi, tuttavia, non è cambiato ancora nulla. Ecco perché da Lecce si insiste sulla legge regionale, che inciderebbe non sull’attribuzione della competenza Stato-Regioni, terreno alquanto scivoloso, ma sul divieto di impiego della tecnica air gun, quella cioè che prevede spari di aria compressa sul fondale per “leggere” la consistenza del sottosuolo e capire se ci sono riserve di oro nero.

Che la strada dei ricorsi ai giudici amministrativi fosse un vicolo cieco era cosa scontata: esistono già circa cinquanta sentenze, di cui un quinto relativo alla Puglia, di bocciatura di ricorsi regionali in materia. Ecco perché è stato proposto uno “choc” normativo. Anche i parlamentari neoletti potrebbero fare la loro parte, proponendo l’inserimento della tecnica dell’air gun nella lista degli ecoreati, da cui è stato escluso all’ultimo momento, poiché l’emendamento fu stoppato in seguito all’intervento del Cnr, che ha ritenuto utile l’air gun in altri settori, come la previsione dei terremoti.

 

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