Incendio a Settelacquare, a caccia di tracce di dolo. L’amministrazione: “non un passo indietro”

LECCE – Amaro, anzi amarissimo, il risveglio di questa mattina al mercato di Settelacquare: qui, l’incendio divampato ieri sera, ha distriutto 4 dei 48 box destinati agli ambulanti che a breve dovranno lasciare Piazza Libertini. Ed è polemica ma ad ora senza alcuna certezza. Si batte la pista dell’attentato ma nessuna traccia evidente di dolo è stata trovata, anche al margine del sopralluogo di vigili del fuoco e Polizia scientifica.

Il fatto che i box siano ancora sprovvisti dell’allaccio all’energia elettrica cancella ogni ipotesi di autocombustione. Ed è soprattutto per questo che si teme l’atto ritorsivo, soprattutto a soli tre giorni di distanza dall’approvazione in Giunta di una delibera di indirizzo che prevede lo sgombero di Piazza Libertini e dunque lo spostamento degli ambulanti storici della zona proprio in questi box presi d’assalto.

L’amministrazione, in tal senso, è chiara: “nessun passo indietro”. La volontà è quella di sporgere denuncia. In mattinata intanto in piazzale Vittime del Terrorismo si è recato anche il primo cittadino, per valutare i danni alla struttura costata 1,5 milioni di euro: se convenga procedere alla rimozione dei quattro box o alla riparazione degli stessi ancora non è chiaro.

Chi intende, legittimamente, ostacolare le scelte strategiche di quest’amministrazione -fa sapere il sindaco Salveminisappia che l’amministrazione andrà avanti forte delle sue ragioni. A tutti coloro che non sono d’accordo rivolgo un invito: prendete le distanze dai provvedimenti che stiamo assumendo ma prima sentitevi – come cittadini – anche voi offesi per il degrado di quei 48 box e arrabbiati per l’incendio delle scorse ore. Altrimenti quel silenzio suona come indifferenza“.

Si affretta a prendere le distanze da qualunque allusione e “infamia” Francesco Grasso, responsabile del comitato “commercianti di Piazza Libertini”. “Gli associati hanno povertà da vendere -dice- ma non devono certo recitare un miserere. Siamo letteralmente basiti dalle accuse mosse nei nostri confronti, più o meno celate dalla paura di querele per calunnia che faremo comunque per tutelare la nostra dignità di lavoratori e brave persone. La pacatezza dei toni e del confronto sta contraddistinguendo il lavoro degli ultimi periodi. Volevamo, e vogliamo ancora, un tavolo di concertazione con le forze politiche. E ci riusciremo. Anziché questo terribile atto ci saremmo incatenati sotto il portone municipale“.

I commercianti infatti lo sanno che  Palazzo Carafa tira dritto sul trasferimento perchè incalzato dalla Soprintendenza. Quest’ultima, dopo aver speso diversi milioni per restauro del Castello Carlo V e apertura della porta falsa, non intende più tollerare la presenza di un’area mercatale in quella zona di valenza storica, lì dove un Decreto Ministeriale impone vincoli precisi proprio in tal senso.

Spinge il sindaco ad un ripensamento della delibera anche il già candidato sindaco e attualmente consigliere comunale del Centrodestra Mauro Giliberti, che invita “a non cancellare un pezzo di storia, piuttosto a riqualificare l’area, migliorando la rete di offerta rendendola compatibile con il contesto”.

Per Giuseppe Fornari di Una buona storia per Lecce “questi gesti danno ragione, una volta di più, e ci rafforzano nell’idea, di quanto la scelta di cambiamento che la nostra città ha espresso alle scorse amministrative fosse e sia una necessità da cui non si può tornare indietro”.

 

 

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