9 sentenze spianano la strada ai petrolieri nel mare del Salento

LECCE- Non una ma nove sentenze: il Consiglio di Stato rigetta tutti i ricorsi di Regione Puglia e Comune di Ostuni e spiana la strada alle ricerche di petrolio nel mar Adriatico e nel mar Ionio. Dinanzi ai giudici di Palazzo Spada erano state impugnate le decisioni del Tar di Lecce che aveva già dato ragione ai Ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico e dei Beni Culturali, blindando il loro ok alle esplorazioni dei fondali. Le sentenze pubblicate nelle scorse ore riguardano la società Petroleum Geo – Service Asia Pacific Pte. Ltd. con sede a Singapore e la londinese Northern Petroleum Ltd., non costituitesi in giudizio ed entrambe con interessi nell’Adriatico Meridionale, oltre alla Aleanna Italia S.r.l., che ha ottenuto il via libera ad un’indagine sismica 3D su uno specchio acqueo di 748,7 km nel Golfo di Taranto. Appelli infondati e da respingere, secondo i giudici, quegli degli enti locali. Viene blindata l’istruttoria svolta dai Ministeri, ritenuta “completa, articolata e rispettosa dell’iter normativo nella sua interezza, così come dagli atti impugnati emerge che la Commissione tecnica abbia sempre motivato in maniera sufficiente, congrua ed idonea in relazione alle criticità rappresentate nelle osservazioni”. La censura sulla valutazione costi-benefici fatta da Comune di Ostuni e Regione è ritenuta non pertinente e per un motivo preciso: in questa fase si è ancora nell’ambito della ricerca sismica e non in quella di estrazione e coltivazione di idrocarburi. Di più. I giudici ribadiscono che “nel rendere il giudizio di valutazione di impatto ambientale, l’amministrazione esercita una amplissima discrezionalità che non si esaurisce in un mero giudizio tecnico”, ma deve tener conto anche degli interessi pubblici e privati coinvolti. Il principio di precauzione, rimarca ancora il Consiglio di Stato, “non conduce automaticamente a vietare ogni attività che, in via di mera ipotesi, si assuma foriera di eventuali rischi per la salute delle persone e per l’ambiente”. E in questo caso, “molte delle censure appaiono generiche, pertanto inammissibili”.  Sentenze che inevitabilmente avranno ripercussioni anche sui contenziosi in corso relativi ai permessi richiesti al largo di Leuca.

 

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