Tap, dopo le tensioni di venerdì parlano le attiviste ferite: “violenza gratuita”. In campo un pool di avvocati

DETTALGROS

LECCE – La donna che indossa il collare è Anna Maria Mangé e al suo fianco c’è sua figlia Chiara Greco: sono la mamma e la sorella di Angelica, giovanissima attivista No Tap la cui vita è stata stroncata da un incidente stradale lo scorso agosto. Questa battaglia contro il gasdotto la conducevano insieme a lei e non hanno intenzione di arrendersi, nonostante tutto, anche e soprattutto in suo nome.

L’ultima colazione resistente al cantiere Tap a San Basilio l’hanno pagata a caro prezzo e non solo loro: Annamaria ha riportato contusioni agli arti e alla schiena, un colpo di frusta la costringe ad indossare il collare. La figlia ha assistito alla scena e la credeva morta: due cancellate, sotto la pressione dei poliziotti -raccontano- sono crollate addosso alla donna facendola svenire volto a terra. Nel tentativo di soccorrere la madre Chiara racconta di aver ricevuto anche una manganellata sulla mano, ancora oggi visibilmente gonfia.

I fatti risalgono a venerdì scorso. La polizia racconta di aver reagito ad una sassaiola violenta con calci pugni e barricate estemporanee: gli agenti si sono definiti “in ostaggio”. Il comitato nega tutto e invita a riguardare con attenzione gli stessi video diramati dalla Questura, quelli che il comitato definisce un “clamoroso autogol, testimonianza di una carica gratuita e immotivata”.

C’è poi il nodo chiamata al 118 dopo lo svenimento della donna: potrebbero esserci gli estremi per una denuncia a carico degli agenti per omissione di soccorso. Un pool di avvocati sta valutando il da farsi. Loro intanto non hanno dubbi: la centrale, al telefono con Chiara, ha dichiarato di aver ricevuto solo un’altra chiamata oltre a quella della ragazza: quella di un altro attivista che era, per giunta, al suo fianco. Dunque la polizia, nonostante le richieste allarmate dei presenti, non avrebbe allertato i soccorsi.

Il primo a soccorrere la donna è stato Silvano De Rinaldis, titolare del “bar Roma” di Melendugno: ha cercato di liberare la donna dal peso della griglia, salvo poi -dicono i presenti- essere manganellato sulla schiena e sulla testa: risultato 5 punti di sutura. “Quella mattina -conclude Gianluca Maggiore, portavoce del Comitato No Tap– nessun mezzo della multinazionale ha tentato di raggiungere il cantiere. Dove sono le testimonianze di quanto denunciato dalla Questura come i  danni arrecati ai mezzi di polizia, dell’istituto di vigilanza oltre che alla Torre Faro?”.

Il pool di avvocati del Comitato sta vagliando tutte le possibili azioni legali da intraprendere. Intanto le colazioni resistenti andranno avanti.

 

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