Morte nella campagna dei pomodori: al via udienza preliminare

NARDO’- Era il 20 luglio del 2015, quando sotto un sole cocente, Abdullah Mohamed di 47 anni, bracciante sudanese, si accasciò al suolo in un campo di pomodori di tra Nardò e Porto Cesareo. Stroncato dal caldo e dalla fatica probabilmente, costretto a lavorare con il termometro che segnava 40 gradi. Per quella morte la pm Paola Gugliemi ha chiesto il rinvio a giudizio per l’imprenditore agricolo di Nardò Giuseppe Mariano e per il caporale sudanese Mohamed Shaa Eldei, accusati di omicidio colposo e caporalato. Il gup giovanni gallo deciderà sull’eventuale rinvio a giudizio il 28 febbraio. Ma intanto, l’udienza preliminare è cominciata con la richiesta di costituzione delle parti covili: oltre alla moglie ed alla figlia piccola della vittima, la Cigil con l’avvocato viola messa, il Cidu, centro internazionale diritti umani con l’avvocato Cosimo Castrignano. A chiedere la costituzione di parte civile anche l’azienda Mutti e la Conserve italia, cooperativa collegata anche alla Cirio. Si tratta di alcune tra le aziende produttrici di salse più importanti in italia che chiedono di essere risarcite per il danno d’immagine subito. proprio quell’estate infatti avevano acquistato dalla Mariano pomodori per le loro produzioni. Per queste ultime però il pm si è opposto: non ci sarebbe rapporto di causa ed effetto tra evento e danno. All’imprenditore si contesta di non aver rispettato le norme sulla sicurezza sul lavoro. Il bracciante non sarebbe stato sottoposto a visita medica, nei campi non c’era un presidio di primo soccorso e inoltre durante il lavoro non veniva distribuita acqua, né cappelli per ripararsi dal sole, scarpe o guanti.

 

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