Inchiesta Tap, vertice sindaci-Emiliano: “la Regione si costituirà subito come persona offesa”

LECCE- “Ho espresso ai sindaci che hanno chiesto e ottenuto la riapertura delle indagini il mio compiacimento per questo importante risultato. Ho preso impegno per conto della Regione Puglia di indicare immediatamente un nostro difensore, ai sensi dell’art. 90 del codice di procedura penale, per costituire la Regione come persona offesa dal reato. Questo ci dà il diritto di partecipare alle fasi processuali indicando anche elementi di prova”. Michele Emiliano conferma quanto aveva preannunciato: la Regione busserà alla porta della Procura di Lecce per chiedere di esserci nella nuova inchiesta sul gasdotto Tap. Lo fa durante il vertice convocato nella sede leccese dell’ente, in viale Aldo Moro, nel primo pomeriggio, con gli otto sindaci che hanno sottoscritto l’esposto. Il governatore si è presentato assieme alla coordinatrice dell’avvocatura regionale, Rossana Lanza, ed erano presenti anche gli avvocati designati dai Comuni, oltre che dal presidente del Comitato No Tap Salento, Alfredo Fasiello, anche lui persona offesa.

Mentre nelle scorse ore l’ad di Snam, Marco Alverà, ha riaffermato che la fine dei lavori per il gasdotto Tap e l’avvio delle sue forniture sono confermati nel 2020, a Lecce tutti sembrano convinti sulla grande chance che la riapertura del fascicolo archiviato un anno fa potrebbe dare.

“Oggi – ha spiegato Emiliano – abbiamo iniziato e posto le premesse per il coordinamento dei collegi difensivi e tecnici, in modo da poter partecipare a tutti i successivi atti della procedura in modo allineato, scambiando informazioni, punti di vista e valutazioni ed eventualmente nominando in modo collettivo gli esperti che il giudice dovesse ritenere necessari per l’esecuzione dell’eventuale incidente probatorio richiesto”.

Sono ore di attesa: il gip Cinzia Vergine dovrebbe esprimersi a breve sulla richiesta avanzata dal pm Valeria Farina Valaori di anticipare a questa fase la formazione di una perizia collegiale. Dovrà stabilire se Tap e Snam vanno considerati come due o un unico gasdotto e, in quest’ultimo caso, se va prevista l’applicazione della normativa Seveso sul rischio di incidenti rilevanti.

“Normalmente – ha proseguito Emiliano – gli impianti pericolosi non vengono realizzati su spiagge popolate da turisti, ma a qualche chilometro di distanza dall’abitato. Non riusciamo a capire a quale norma di prudenza corrisponda la localizzazione dell’opera, che poi è il punto fondamentale di polemica della Regione rispetto a Tap. L’incidente avvenuto in Austria dimostra che i gasdotti non sono affatto semplici tubi di areazione, come qualcuno in maniera incosciente dice, ma hanno all’interno una potenza energetica anche di natura esplosiva. Non è un caso che il pm abbia chiesto anche la presenza di un esperto di esplosioni industriali. Vuol dire che, in maniera prudente e con grande responsabilità, vuole sapere se per caso quel gasdotto può esplodere”.

La Regione metterà a disposizione della causa il capo del Dipartimento Ambiente, Barbara Valenzano, e contribuirà concretamente per l’incarico ai consulenti.

“Siamo più che soddisfatti da incontro – ha commentato il sindaco di Melendugno Marco Potì- . Avere al nostro fianco la Regione non ci fa che essere più tranquilli sul fatto che stiamo facendo il nostro dovere nella tutela dei diritti alla salute, alla sicurezza, alla tutela ambientale, che vanno rispettati da tutti, anche da chi sta in Azerbaijan o in Svizzera”.

 

 

 

 

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