Lidi da smontare, avviate le ricognizioni. Si punta a prendere tempo

LECCE- Circa la metà dei lidi presenti nel Salento leccese dovrebbe essere smantellata. I Comuni hanno avviato la ricognizione per individuare le strutture a rischio smontaggio, dopo la lettera con cui la Soprintendenza li invita a controllare. Tuttavia, la strategia sembra essere quella del prendere tempo, con verifiche che sul campo verranno avviate con calma. E se si dovesse giungere a mali estremi, ci saranno estremi rimedi: si punta al Tar per provare a congelare qualsiasi provvedimento che possa obbligare i titolari dei lidi a procedere in tal senso, contando che già a marzo solitamente inizia il percorso inverso, cioè quello di rimontare il tutto in vista dell’estate.

Il cortocircuito è tra le posizioni. Dagli uffici regionali dell’Assessorato al Demanio ricordano che la legge regionale del 2015, ripresa e confermata dall’ordinanza balneare, sancisce il principio per cui la stagione balneare in Puglia dura 365 giorni. È il cappello che dovrebbe far salva buona parte delle strutture. La mannaia, così, dovrebbe cadere solo su quelle che non rispondono a requisiti ambientali e paesaggistici. Giovedì il caso sarà affrontato a Bari, assieme agli assessori Piemontese e Capone. Mercoledì mattina, invece, i sindacati dei balneari si ritroveranno in Prefettura.

Da Gallipoli, il sindaco Stefano Minerva fa sapere che, gli uffici sono già stati incaricati per la ricognizione, ma che comunque il Comune risponderà alla Soprintendenza facendo riferimento ai ragionamenti fatti sul tavolo della Prefettura, quelli per cui gli stabilimenti sono strutture che lavorano tutto l’anno e possono restare in piedi.

A Otranto, la prima verifica è già stata fatta: sui 32 lidi presenti, 12 dovrebbero essere smontati avendo solo una licenza stagionale, mentre gli altri 20 hanno già ottenuto quella annuale, avendo acquisito una autorizzazione paesaggistica blindata anche attraverso ricorsi al Tar. “Sul tema possiamo fare una battaglia politica – dice il sindaco Pierpaolo Cariddi – ma gli unici a poter eventualmente ricorrere al Tar sarebbero i titolari dei lidi, di fronte a un diniego dell’autorizzazione paesaggistica da parte della Soprintendenza, che a noi si è rivolta solo con formule di indirizzo senza ordinare nulla”.

A Salve, sono tre le strutture più grandi che non vengono smontate, mentre per le altre più piccole, meno di dieci, sono gli stessi proprietari a provvedere a fine estate. “Una situazione paradossale. Credo sia opportuno trovare una linea comune”, annota il sindaco Vincenzo Passaseo.

Il Comune di Lecce la ricognizione l’aveva già attivata nell’ambito del riallineamento richiesto dalla Regione per il piano coste rispetto alla valutazione ambientale strategica. Per l’assessore all’Urbanistica Rita Miglietta, “la questione va affrontata assieme alla Regione e in sede di pianificazione costiera. Quei manufatti, sempre di facile amoviblità – aggiunge – dovrebbero poter vivere tutto l’anno, offrendo però servizi alla costa tutto l’anno e nel rispetto delle dinamiche ambientali”.

 
Abitare Pesolino

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