I nastrini rossi bussano ancora alle porte della Regione: “vogliamo tornare a casa”

BARI – L’onda di protesta avviata il 28 dicembre scorso a Catania investe anche Puglia e Salento. I nastrini rossi, docenti assunti dal piano straordinario de “la buona scuola” (la legge 107/2015), tornano a incrociare le braccia sotto il porticato della Regione Puglia.

Gli insegnanti costretti fuori regione, oltre 3 mila soltanto in Puglia, sono prevalentemente donne, età media 50 anni e plurispecializzate. A partire dalle 10,30 sotto la sede del consiglio regionale in via Capruzzi, la loro protesta è scesa nuovamente in strada megafoni e striscioni alla mano.

Il Mezzogiorno continua a pagare dazio al Nord -si legge in una nota diffusa dal comitato dei docenti- questa volta “deportando” soprattutto donne altamente specializzate e con un ruolo nella società del Mezzogiorno ben definito. Una tragedia quella del continuo impoverimento del Sud che sta avendo ripercussioni drammatiche non solo nella sfera privata, ma anche e soprattutto sotto l’aspetto dell’impoverimento economico, sociale e culturale dei territori del Meridione”.

La loro rabbia, ve lo abbiamo raccontato più volte a partire da settembre, sono arrivati a manifestarla anche alle porte dei Provveditorato.

Alla stessa regione Puglia, dopo l’approvazione all’unanimità più di un anno fa della Mozione la Buona scuola, è stato chiesto a giugno un ulteriore sforzo di tutela della “manovalanza intellettuale” dispersa al nord con l’attivazione dei “diritti a scuola”, entro il primo settembre. Con questa strategia centinaia di insegnanti costretti al nord sarebbero rientrati anche se per un solo anno scolastico ma così non è stato.

Quella che tornano a denunciare è un’ “emorragia di insegnanti e di redditi, che impoverisce il territorio soprattutto culturalmente -concludono- lasciandosi scappare i docenti più titolati“.

 

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