Ucciso nelle campagne di Lizzanello: 19 anni dopo 3 arrresti per l’omicidio Manca

LECCE – Tre arresti per un omicidio avvenuto nel 1999, 19 anni fa: quello di Gabriele Manca, scomparso da Lizzanello il 17 marzo 1999 e ritrovato morto il 5 aprile in campagna lungo la Lizzanello-Merine, a ridosso di un muretto a secco. Ad ucciderlo, secondo le indagini dei carabinieri del Ros di Lecce che hanno eseguito in queste ore gli arresti, sarebbero stati Omar Marchello, 39enne di Lizzanello, Carmine Mazzotta 44enne di Lecce, e Giuseppino Mero, 53enne di Cavallino, tutti già detenuti per altre vicende criminali.

L’ accusa è di concorso in omicidio aggravato e porto abusivo di armi. C’ è anche un quarto complice coinvolto: P.M. Nonostante fosse presente sul luogo del delitto, secondo il gip non sussistono le esigenze cautelari e l’uomo è attualmente libero. A dare la svolta alle indagini, che già all’epoca avevano inquadrato il contesto criminale nel quale era avvenuto il fatto di sangue, sono state le recenti dichiarazioni del collaboratore di giustizia: Alessandro Verardi, ex esponente di spicco della frangia del sodalizio mafioso attivo su Merine, Lizzanello e Cavallino, sgominato in più operazioni di polizia e carabinieri. Il suo racconto, al quale naturalmente sono seguiti i riscontri degli investigatori, è stato dettagliato. Verardi ha riferito che a decidere per l’eliminazione fisica di manca furono Marchello e Mazzotta. All’agguato partecipò anche Mero che attirò la vittima nella campagna dove poi fu ucciso.

Già nel 2015 erano state raccolte dichiarazioni da parte di alcuni personaggi indagati in una serie di operazioni. Secondo uno di questi Marchello gli avrebbe detto, dopo un’aggressione alla quale aveva assistito: “Tu non hai visto niente, altrimenti ti faccio fare la fine che ho fatto fare a Gabriele manca , mangiato dai cani nelle campagne”. Il ragazzo, che quando fu ucciso aveva soltanto 21 anni, fu colpito alla schiena da una cal. 7,65, probabilmente mentre tentava di fuggire. Le indagini svolte già all’epoca avevano inquadrato il contesto criminale. Tra la vittima e Marchello non correva buon sangue. Due anni prima dell’omicidio Marchello era stato ferito al volto dalla vittima, poi additato da questa come un “infame” per aver sporto denuncia. Il tutto nell’ambito di un contesto criminale nel quale Manca aveva deciso, in autonomia, di spacciare nel territorio gestito dal suo rivale.

Insomma, un movente più che valido per un omicidio: Gabriele Manca doveva essere eliminato per la credibilità stessa dell’associazione criminale. L’attualità dell’esigenze cautelari, nonostante siano trascorsi quasi 20 anni, secondo il giudice che ha firmato le ordinanze, è evidente: l’omicidio è stato compiuto in un contesto associativo, con i tre indagati tuttora stabilmente e attivamente inseriti in quel contesto criminale.

Gli indagati sono difesi dagli avvocati Giancarlo Dei Lazzaretti e Umberto Leo. Venerdì saranno interrogati in carcere dal Gip Alcide Maritati.

 

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