Via Brenta, ancora duello con la Socoge: il Comune di Lecce scongiura tegola da 1,4 milioni

LECCE- Palazzo Carafa evita una tegola da oltre 1,4 milioni di euro nell’ennesimo capitolo della “saga” relativa ai Palazzi di via Brenta e a quelli a ridosso del Bar Commercio, in via Adriatica. Ad avere trascinato, ancora una volta, in tribunale il Comune di Lecce è stata la Socoge, la società che ha costruito quel complesso di immobili. Per capire i fatti bisogna ricapitolare la cronistoria.

Nel 2002, il Comune rilascia concessione edilizia per costruire una serie di fabbricati a destinazione uffici e studio e attività commerciali. Uno di questi, ceduto poi alla Selmabipiemme, è stato destinato dal Comune di Lecce a sede del Tribunale civile ed è alla base del lungo contenzioso, amministrativo e penale, ancora in corso.

Nel 2009, accade che, a lavori finiti e immobili totalmente completati, Palazzo Carafa stralcia parte della concessione rilasciata, stabilendo in sostanza che dal primo al quarto piano non si potevano ospitare uffici né al piano terra negozi.

Si va alla guerra: nel 2014, il Tar annulla il provvedimento del Comune. Alla Socoge, però, non basta: chiede un risarcimento danni da 1.416.800 euro, oltre rivalutazione ed interessi. È la cifra che, a suo avviso, avrebbe potuto incassare se fosse andata in porto la trattativa, poi stoppata, per un contratto di locazione con la Direzione territoriale del Lavoro di Lecce, che lì voleva trasferire i suoi uffici.

Il 21 novembre scorso si è avuta la discussione; la sentenza è stata pubblicata nelle scorse ore: ricorso infondato nel merito, non c’è prova del nesso di causalità tra il danno subito e il provvedimento del 2009 del Comune.

E questo perché, secondo i giudici, comunque Socoge non avrebbe potuto affittare alla Direzione territoriale del Lavoro, in quanto lo stabilisce già il Piano regolatore, che prevede lì una zona B14 destinata solo a residenze e uffici privati e non pubblici. Al contempo, Socoge non ha provato di aver avviato trattative per affittare a privati, ciò che – quello sì – le avrebbe probabilmente consentito di ottenere un risarcimento.

 

 

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