Tap, decade la zona rossa: ingresso libero fino al cantiere

MELENDUGNO- Il prefetto di Lecce Claudio Palomba ha deciso di non prorogare l’ordinanza di un mese fa con la quale è stata istituita la zona rossa e la zona cuscinetto a protezione del cantiere del gasdotto Tap. 

Il termine è decaduto alla mezzanotte di oggi e, stando a quanto deciso in un incontro sulla sicurezza a Melendugno convocato ieri pomeriggio, non ci sono al momento le ragioni per prolungare le condizioni restrittive previste finora. Dunque, cancelli aperti, nessun bisogno di presentare un pass, libera circolazione di tutti. Fino, ovviamente, alla nuova recinzione del cantiere, allargata rispetto a quella originaria negli ultimi trenta giorni.

Come riferiscono dalla Prefettura, non è escluso che la situazione possa evolversi nelle prossime ore e si giunga a ritenere nuovamente necessaria la reiterazione dell’ordinanza che tante polemiche ha sollevato ed era pronta a diventare oggetto di ricorso da parte dei proprietari.  

Al momento, tuttavia, stando a quanto rende noto la Questura, i cancelli ai varchi della zona rossa verranno man mano smantellati. Una decisione che lascia stupiti persino i noTap, che restano diffidenti. “Il cantiere Tap di Melendugno sembra Auschwitz”, ha rilanciato in mattinata Emiliano, provocando la reazione di Calenda che ha definito “grave e irrispettosa” la definizione e da lì il passo indietro, con le scuse, dello stesso governatore.

L’istituzione della zona rossa ha avuto una forte eco in Italia e in Europa. Non a caso, secondo diverse Ong, l’inasprirsi del clima nel Salento potrebbe essere una delle motivazioni, assieme al mancato rispetto dei diritti umani in Azerbaijan, alla base dell’ennesimo rinvio da parte della Banca Europea degli investimenti di un finanziamento da 1,5 miliardi a Tap per la costruzione del gasdotto.

Intanto, infuria la polemica dopo l’incidente sul terminale del gasdotto in Austria. Emiliano ha preannunciato un esposto in Procura per la mancata applicazione della normativa Seveso. Ora la società Tap ricorda a tutti che “sul tema si sono espressi con sentenza definitiva sia la magistratura amministrativa che quella ordinaria: la Direttiva Seveso non si applica al Terminale di ricezione di TAP”. Il Tar Lazio si è espresso due volte con sentenza, una volta il Consiglio di Stato, la Procura di Lecce ha richiesto l’archiviazione dell’inchiesta e il gip l’ha disposta il 6 febbraio scorso.

Eppure, replica il consigliere regionale Sergio Blasi, “quanto accaduto in Austria conferma che l’approdo di Tap a San Foca è inidoneo ad accogliere il terminale del gasdotto ed era assolutamente doverosa l’applicazione della direttiva Seveso. Per questo ha ragione il presidente Emiliano, visto che in altri paesi i lavori di costruzione del gasdotto non sono ancora iniziati, nel provare a perseguire l’obiettivo di un sito alternativo qualora ci siano delle pur minime condizioni che lo permettano”.

 

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