Nuovo flop del Consiglio regionale. La maggioranza salta sul sostegno all’editoria

BARI – Il Consiglio regionale, ancora una volta, termina così come è cominciato: con la mancanza del numero legale. E’ la sedicesima volta in 20 sedute, sintomo di un rituale ormai cronicizzato e dovuto, alternativamente, alle frizioni interne alla maggioranza e a facili distrazioni.

E’ la legge sul sostegno all’editoria locale, questa volta, a far schiantare la maggioranza. Il punto che ha creato le frizioni tra le parti è stato introdotto a sorpresa durante i lavori: le testate che hanno già percepito un finanziamento pubblico superiore agli 80mila euro – è la proposta emendativa – contrariamente a quanto stabilito in commissione da tutti i gruppi, possono percepire anche quello erogato dalla Regione. E in più, è affidato alla giunta il compito di disciplinare le erogazioni. Le opposizioni sono insorte: è uno strapotere dell’esecutivo, si è detto e, abolendo il tetto degli 80mila, non si aiutano davvero tutte le realtà locali che non accedono ai grossi finanziamenti statali. Quindi si va ai voti e la maggioranza non c’è tra astensioni e assenze. Immediata la reazione del centrodestra che punta il dito su una maggioranza in stato confusionale. Dello stesso tenore le dichiarazioni dei Cinque Stelle. Stesso rituale in apertura dei lavori.

Prima della ennesima sospensione per mancanza degli eletti, il Consiglio regionale ha dato il via libera all‘inasprimento delle misure anti-xylella. Si potranno estirpare le piante infette, in tempi rapidi, anche lì dove vige un vincolo forestale, ambientale, idrogeologico e paesaggistico. Una legge “superflua” per le opposizioni, “necessaria” per evitare la procedura di infrazione da parte dell’Ue, per il governo regionale.
Si dell’Aula anche alla legge sui programmi d’area integrati proposta da 30 Comuni della provincia di Lecce. Sula scia delle Unioni dei Comuni, i centri interessati sperimenteranno una collaborazione istituzionale far funzionare la macchina amministrativa in modo fluido superando frammentazioni e settorialismo. La Giunta regionale fisserà i criteri del Programma d’area, al Consiglio regionale invece di approvare i programmi e le risorse necessarie, in coerenza con il Piano di sviluppo regionale.

 

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