Radon, la legge ignorata: corsa contro il tempo per evitare sanzioni (e danni)

LECCE- La parola chiave è “ventilazione”: cambiare l’aria ai locali, specie quelli seminterrati e al piano terra, per ridurre le concentrazioni del Radon. Non c’è altro modo per combattere questo gas che è incolore e inodore, assolutamente naturale, ma per niente innocuo, poiché una delle grandi cause del tumore al polmone.

Un problema ignorato a lungo, ma con soluzioni ora non più rinviabili: l’8 novembre scorso è scaduto il termine entro il quale gli esercizi commerciali avrebbero dovuto posizionare il primo dosimetro passivo, per calcolare le concentrazioni. Obbligati sono tutti i titolari di locali aperti al pubblico superiori a 20mq. In pochi però lo hanno saputo. E dunque è corsa ai ripari per evitare possibili sanzioni, anche se la confusione regna sovrana su chi dovrà fare i controlli.

Il seminario promosso in mattinata dall’Ordine degli Architetti all’Hotel Tiziano è servito anche a questo. “La normativa regionale – spiega il vicepresidente dell’Ordine, Flavio De Carlo – prevede una certa concentrazione di gas radon oltre cui non si può andare. Bisogna attuare misure che la diminuiscano e rendano gli ambienti vivibili. Bisogna cercare le tecniche più adatte volta per volta e valutare le opportune contromisure che devono tenere conto dell’attività che si esercita nel locale, se negozio, scuola, abitazione. Per ogni situazione va adottata contromisura che nello specifico dovrà essere attuata”.

La legge regionale del 2016 prevede anche che entro due anni dalla sua entrata in vigore si approvi il Piano regionale di prevenzione e riduzione dei rischi. E la premessa, ovviamente, è conoscerli. Spesso basta l’acquisto di un dosimetro di poche decine di euro per capire a quanto ammontano le concentrazioni di radon.

Bisogna evitare di soggiornare per periodi troppo lunghi nelle tavernette – dice infatti Giovanni De Filippis, a capo del dipartimento Prevenzione della Asl di Lecce – . E si può intervenire anche lì aumentando i ricambi d’aria. Da noi il problema non sono i materiali da costruzione ma le infiltrazioni dalle profondità del sottosuolo nelle case”. La questione, infatti, non riguarda solo i commercianti, ma anche e soprattutto chi vive nei centri storici e passa molto tempo in locali interrati.

 

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