Ilva, il destino nelle mani dei giudici leccesi. Arcelor: “investimenti a rischio”.

TARANTO – ArcelorMittal esprime la propria “preoccupazione a proposito del ricorso al Tar di Lecce” contro il decreto sull’Ilva “in consonanza con le dichiarazioni del Governo – rilasciate dal Ministro Calenda e da altri Ministri – e delle organizzazioni sindacali in merito all’impatto che tale ricorso potrebbe avere su Ilva, i suoi lavoratori, le comunità locali e gli altri stakeholder”. Lo afferma la società in una nota, aggiungendo che “è un vero e grande peccato che la nostra volontà e capacità di realizzare” gli investimenti previsti “possano essere pregiudicate da questo ricorso”. ArcelorMittal conferma inoltre la propria volontà di procedere rapidamente nel processo di negoziazione con le organizzazioni sindacali, qualora le condizioni generali lo consentano e quando e qualora il Ministro Calenda decidesse di riattivarle”. La società si dice anche “disponibile a procedere nel dialogo intrapreso con le istituzioni locali interessate agli impianti dello stabilimento”.

Le sorti dell’Ilva sono nelle mani dei giudici del Tribunale amministrativo leccese e questo scatena non poche polemiche, nel mirino delle critiche in primis c’è il Governatore di Puglia.

“Rassicuro i miei cittadini che le intimidazioni non avranno alcuna influenza sulla nostre decisioni” precisa il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che, su Facebook, annuncia: “andremo avanti senza paura, per chiedere la decarbonizzazione” per tutelare la salute dei lavoratori e dei cittadini e per evitare che “Taranto debba morire per lavorare”. Il governatore pone dei quesiti sulle reazioni suscitate dal ricorso presentato al Tar dalla Regione contro il Decreto presidenziale del Consiglio dei Ministri sull’Ilva: “Da quando rivolgersi ad un giudice per chiedere la tutela della salute dei propri cittadini è un atto irresponsabile? -scrive nello stesso post- Da quando il possibile accoglimento di una domanda da parte di un giudice viene considerata in sé una disgrazia che dovrebbe sconvolgere l’economia, il diritto dei lavoratori o dissuadere l’acquirente di uno stabilimento? Da quando è consentito ad un Governo di intimidire sindaci e presidenti di Regione per costringerli a ritirare un ricorso presentato ad un giudice?”.

 

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