Tap, proprietari in Procura contro la zona rossa: “sequestrate i terreni, lavori abusivi”

MELENDUGNO – Chiedono alla Procura di avviare un’inchiesta, ma anche di sequestrare i loro stessi terreni, contro quei lavori che definiscono “abusivi”. Sono circa venti i proprietari di fondi ricadenti in contrada San Basilio, a Melendugno, lì dove è stata istituita la zona rossa a protezione del cantiere Tap. In mattinata hanno presentato un esposto, a cui, a quanto pare, ne seguiranno altri: “Le proprietà – scrivono – non sono mai state interessate da alcuna procedura espropriativa in quanto di fatto non sono interessate dal tracciato del gasdotto, né tantomeno sono mai state oggetto di contratto di comodato o di altro accordo di qualsivoglia natura o forma, neppure verbale, a mezzo del quale fosse consentito l’ingresso, l’accesso o l’occupazione, neppure transitoria o temporanea, da parte di mezzi della società Tap, o quale deposito di attrezzature, materiale edilizio o di altra natura”.

Un esposto, dunque, contro l’ordinanza del prefetto del 12 novembre scorso. Lo aveva preannunciato Telerama nei giorni scorsi. Dopo aver ottenuto il pass, stando a quanto ricostruito dai cittadini, “una volta recatisi nelle proprie aree, tutti gli scriventi con enorme meraviglia e sconcerto, si sono accorti che nei propri terreni transitavano e sostavano costantemente e stabilmente automezzi pesanti quali ruspe, camion con rimorchi, macchine di movimentazione terra ed altri mezzi pesanti che neppure l’Ordinanza Prefettizia in alcun modo autorizzava o prevedeva. Peraltro, tutti i sottoscritti hanno avuto contezza che i propri terreni, oltre ad essere invasi da mezzi pesanti, sono stati oggetto di danni ed in particolare: distruzione dei muretti a secco che ne delimitano il perimetro con sostituzione di muro in cemento, danneggiamento del terreno causato dal passaggio di autocarri ed articolati, trinciatura e rottura di rami di alberi di olivo spesso carichi di frutto, distruzione dei confini tra un terreno e l’altro ecc., al punto che i terreni sono stati resi inagibili e impraticabili, di certo non più idonei ad essere utilizzati per la campagna olearia in corso. Trattasi, peraltro, di terreno rientranti in area sottoposta a vincolo paesaggistico per cui ne è impedito
qualsiasi altro e differente utilizzo. Ebbene – è scritto nell’esposto – mai gli odierni esponenti hanno autorizzato alcuno ad entrare ed accedere nei propri terreni agricoli, né a società privata né a soggetti singoli o automezzi. Allo stesso modo mai è stato autorizzato alcuno a transitare con mezzi pesanti sui terreni agricoli, né autorizzato alcun lavoratore a tagliare i rami degli alberi di ulivo o utilizzare mezzi pesanti pregiudicando notevolmente la stessa conformazione del terreno. Anzi, le attività abusivamente e arbitrariamente poste in essere hanno impedito in via definitiva e grave di poter procedere alla raccolta delle olive”.

Da qui la richiesta di avviare un’inchiesta e di sequestrare i terreni, “per evitare che possano essere consentiti usi differenti, da un lato, da quello agricolo (in assenza di disposizioni diverse dal vincolo paesaggistico) e dall’esercizio del diritto di proprietà esclusivo dei titolari scriventi e, dall’altro, da quello della “temporanea messa a disposizione delle forze di polizia in funzione di fascia di rispetto a protezione del cantiere””.

 

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