Il raptus di Sava: il carabiniere si salverà, tra poche ore l’autopsia delle tre vittime

SAVA – Lui se la caverà. E dovrà fare i conti con un peso insostenibile.

L’appuntato dei carabinieri Raffaele Pesare, 53 anni, ha ucciso con la pistola d’ordinanza suo padre, sua sorella e il marito di lei. Poi ha telefonato a un collega, chiedendo di intervenire, ha puntato l’arma contro di sé e ha sparato. Una vicina di casa, che è infermiera, sentendo le esplosioni, è intervenuta e si è trovata davanti a tre cadaveri e un uomo gravissimo. Gli ha tamponato la ferita al viso e ha aspettato che arrivasse l’ambulanza. Trasportato prima a Grottaglie, dove i medici gli hanno salvato la vita dopo un arresto cardiaco, è stato trasferito a Bari.

Nel frattempo il medico legale Alberto Tortorella ha eseguito una breve visita necroscopica sulle vittime, ma la pm Maria Grazia Anastasia ha già disposto l’autopsia. Un esame che chiarirà con quanti colpi, e quali sono stati quelli mortali, sono stati uccisi Damiano e Nella Pesare, padre e figlia, 85 e 50 anni, e il 66enne marito di quest’ultima, Salvatore Bisci.

Per chiarire, invece, cosa sia scattato nella mente dell’appuntato dei carabinieri, in servizio presso la Compagnia di Manduria, servirà altro. Probabilmente se e quando lui stesso sarà in grado di parlare, potrà aggiungere qualcosa a un puzzle che, per il momento, sembra basato su una lite relativa ad un appezzamento di terreno di famiglia e su un attimo di follia pura.

Di certo tutti sanno che Raffaele era legatissimo alla sorella Nella e nessuno si sarebbe mai aspettato che in quella casa in via Giulio Cesare, a Sava, si potesse consumare un dramma simile.

Un dramma che lascia senza genitori un bambino di 12 anni, il figlio di Nella, che fortunatamente, al momento del raptus dello zio, era a scuola.

 

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