La morte del dj: c’è un indagato. E la famiglia chiede un incontro al procuratore

LECCE – Dal giorno in cui la vita della famiglia di Ivan è cambiata per sempre sono passati due anni e cinque mesi. Ivan Navi, dj di 34 anni, fu trovato impiccato ad un ulivo nelle campagne di Acquarica del Capo. “Suicidio” fu detto. Ma la madre e il padre del giovane non ci stanno. Da allora si oppongono strenuamente all’archiviazione del caso e oggi si scopre che, da qualche giorno, sul registro degli indagati è scritto un nome. È la persona con la quale il dj avrebbe avuto una relazione, la fine della quale lo avrebbe portato a compiere il gesto estremo di togliersi la vita, usando un cavo microfonico. La famiglia pretende verità e giustizia e per questo, in un’accorata lettera al procuratore Leone De Castris, chiede di essere ascoltata.

Troppi dubbi, troppe leggerezze nelle indagini, dicono. Sono convinti che il biglietto ritrovato nel portafogli di Ivan, in cui annunciava loro la decisione di fara finita, non sia stato scritto da lui. Sono coninti che la posizione in cui Ivan è stato trovato con il cavo intorno al collo, ai piedi di quell’albero, non sia compatibile con il suicidio per impiccamento, perché il dj era in gionocchio e il cavo, secondo un loro esame, non sembra aver ceduto in alcun punto. E poi quell’autopsia negata e la scoperta che gli abiti che indossava Ivan quando è morto sono andati distrutti, bruciati. Per quest’ultima circostanza è stata presentata una formale denuncia-querela. Quegli indumenti, oltre ad avere un grande valore affettivo per la mamma, potevano essere utili per le indagini.

Inoltre i legali Francesca Conte e Paola Scialpi chiedono, con un’istanza, di entrare in possesso dell’intero fascicolo fotografico digitale del caso.

Una serie di richieste di una famiglia disperata, che vuol darsi almeno un briciolo di pace.

 

 

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