Tap, è guerra di nervi: così gli attivisti stoppano di nuovo i lavori

MELENDUGNO- Il copione si ripete, come ieri. E diventa il canovaccio che si intende seguire per rallentare i lavori del gasdotto Tap: attivisti sugli alberi, proteste e famiglie in prima fila. E alla fine anche questa mattina gli operai e i mezzi della ditta Mello, che lavora per conto della multinazionale del gas, hanno dovuto lasciare le campagne, scortati dai manifestanti.

E’ la guerra di nervi nei luoghi del cantiere, a Melendugno. L’obiettivo dichiarato dei no Tap è dilatare il tempo, guadagnare ogni millimetro e sottrarre terreno il più possibile alla società. Nonostante la massiccia presenza di forze dell’ordine, anche in questa giornata portano a casa il risultato che speravano: l’attività di capitozzatura degli ulivi, propedeutica ai futuri espianti e reimpianti, è stata fermata.

Si prova ad affinare la strategia di opposizione: alle 8 del mattino, erano già sugli ulivi gli attivisti, lì ad attendere le squadre di operai, divisi nei tre campi individuati per i lavori, nei pressi del cimitero, vicino la sede dell’agenzia di vigilanza Alma Roma e nei pressi del Bosco de lu Monacu. Una settantina i manifestanti in ogni punto. Poi, sono arrivati anche mamme e papà con figli al seguito. E allora è stata la stessa Polizia a chiedere di sospendere i lavori, per evitare che la situazione degenerasse. Melendugno prova in tutti i modi a mettersi di traverso ad un’opera che non vuole. E lo fa a dispetto di sentenze, cronoprogrammi di governo, dichiarazioni di strategicità del gasdotto. Lo fa con l’unica arma che pare restargli, adesso: l’occupazione delle campagne, la resistenza passiva e non violenta.

 

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