La scienza parlò anche salentino: le prove in una mostra

LECCE- Un percorso dentro i documenti, quelli di botanica e zoologia, quelli di agraria e archeologia, di fisica e geologia. Un itinerario da sfogliare, osservare, leggere, per restituire la dritta alla storia: anche qui l’età dei lumi è stata un fiorire di studi, approfondimenti, ricerca vera. Ricerca scientifica. Perché anche in Terra d’Otranto, tra Sette e Ottocento, sono stati raccolti i frutti copiosi di scienziati che hanno preso coscienza della propria indipendenza.

È a questo che è stata dedicata la mostra “Quando la scienza parlò salentino”, in una giornata di apertura straordinaria dell’Archivio di Stato di Lecce, che ha aderito a “Domenica di carta” promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Il preconcetto, finora, è stato notevole: la provincia leccese, al pari delle altre realtà meridionali, è stata considerata ai margini del circuito scientifico italiano e internazionale. Eppure, così non è stato. E queste sono le prove. Sono i documenti relativi a Oronzo Gabriele Costa di Alessano, Cosimo De Giorgi, Cosimo Moschettini, Gaetano Stella, Giovanni Presta. Figura centrale quella di Giuseppe Candido, inventore della pila elettrica che porta il suo nome e degli orologi sincronizzati.

Nomi che si aggiungono a quelli di Oronzo Vincenzo Balsamo di Lecce, Gaetano Briganti di Gallipoli, Benedetto Marzolla di Brindisi, Gregorio Olivieri di Nardò, Luigi Scarambone e Giuseppe Testa di Lecce, Sigismondo Castromediano di Cavallino, tutti salentini partecipanti, ad esempio, al congresso degli scienziati italiani tenutosi a Napoli nella prima metà del 1800.

Una mostra densa, arricchita anche da documenti che testimoniano la tendenza all’innovazione nei campi che interessano settori vitali dell’economia del Salento, come le stazioni pluviometriche importanti per l’agricoltura e i trasporti, resi all’epoca ultramoderni dalla costruzione della tramvia elettrica Lecce-San Cataldo.

 

 

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