40 aziende agricole contro Tap: “impegnate contro la costruzione del gasdotto”

SALENTO- Quaranta tra aziende agricole e associazioni che si occupano di agricoltura in campo contro la realizzazione del gasdotto Tap. Coordinate dalla Rete SalentoKm0, esprimono “il massimo dissenso verso questa grande opera pubblica che oltre a devastare il territorio salentino finirebbe per consumare inutilmente una quantità ingente di risorse pubbliche, consegnandole nelle mani di una multinazionale privata”.

Alla sesta edizione della Notte Verde, il 31 agosto scorso a Castiglione d’Otranto, i produttori e le associazioni della Rete hanno esposto sui loro banchetti le bandiere No Tap per sensibilizzare e dichiarare pubblicamente la loro contrarietà al progetto Tap.

Ora invitano a firmare un appello rivolto alle istituzioni e alla popolazione locale “per fermare questa inutile opera, frutto di un modello di sviluppo totalmente contrario ai nostri principi. Da anni – spiegano – ci battiamo per il rispetto degli ecosistemi, il rispetto della vocazione agricola e del paesaggio millenario del nostro territorio, per la tutela della salute umana e per l’autodeterminazione delle comunità locali. Questa grande opera pubblica va chiaramente nella direzione opposta”.

L’appello è aperto on line.

Di seguito il documento integrale:

FERMIAMO LA COSTRUZIONE DEL GASDOTTO TAP: APPELLO DELLA RETE AGRICOLA SALENTINA “SALENTO KM0” PER LA TUTELA DEL TERRITORIO, LA DIFESA DELLA SALUTE DEI CITTADINI E L’AUTODETERMINAZIONE DELLE COMUNITÀ LOCALI

A seguito delle attività preliminari che la TAP ha avviato a Melendugno in località San Basilio per la realizzazione di un gasdotto sul territorio pugliese, la Rete Salento Km0, composta da aziende agricole, coltivatori diretti e associazioni che praticano e promuovono l’agricoltura naturale nel Salento, esprime la sua enorme preoccupazione sull’eventuale avvio dei lavori per la realizzazione del gasdotto TAP.

Negli ultimi anni, in terra salentina, molti avvenimenti hanno sconvolto il territorio: l’immagine idilliaca delle placide campagne, degli sterminati uliveti, dei muretti a secco, delle coste incontaminate, sta cedendo il posto a un paesaggio spettrale dove gli ulivi paiono inquietanti scheletri, il cemento avanza paurosamente, le coste vengono colonizzate e privatizzate senza sosta e grandi opere pubbliche e private consumano irreversibilmente il suolo.

Questo lembo di terra, baciato dal sole e di rara bellezza, sta subendo un destino comune a molti altri luoghi del mondo: è la dittatura della crescita, che fagocita ciecamente tutto ciò che incontra sulla sua strada. Può un popolo scegliere un destino diverso, e sottrarsi a questo cieco modello di sviluppo? Personaggi come Renata Fonte o come Peppino Basile si sono fermamente opposti a questa logica di cementificazione selvaggia e di avvelenamento del territorio, pagando con la propria vita il rispetto del principio cardine per cui chi amministra le istituzioni deve farlo negli interessi della popolazione e del territorio, e non per tutelare gli interessi di lobby, imprenditori senza scrupoli e di cosche mafiose che pretendono di controllare con la violenza le comunità. Il loro sacrificio oggi deve essere da esempio per le nuove generazioni ma soprattutto per gli amministratori in carica, a qualsiasi livello – locale, regionale e nazionale – affinché optino per la soluzione più giusta: la via del rispetto dei beni comuni e dell’ambiente. Oggi la grande minaccia del gasdotto TAP, catalizza su di sé tutti i significati negativi delle logiche di sfruttamento, di rapina e di cattiva gestione del territorio. Diciamo no a TAP perché offende il paesaggio salentino, la sua cultura e il suo equilibrio naturale; perché penalizza il comparto agricolo contribuendo in maniera pesante al già drammatico consumo del suolo; perché mette a repentaglio la salute e la sicurezza dei cittadini attraverso l’immissione di sostanze inquinanti nell’atmosfera; perché danneggia irreversibilmente l’ecosistema marino e annienta la biodiversità animale e vegetale nelle aree interessate dal mega cantiere; perché rappresenta una speculazione a danno dei cittadini. L’agricoltura per noi rappresenta non solo la storia di questo territorio, ma anche la possibilità concreta di realizzare condizioni di benessere sociale e di tutela ambientale.

Le nostre realtà produttive, ad oggi, hanno investito tutto sulla naturalezza e sulla qualità dei prodotti agricoli, sull’eticità dei metodi produttivi, sulla valorizzazione della biodiversità locale. Far passare l’ennesimo scempio ai danni dell’ecosistema sarebbe un grave atto d’indifferenza verso i soggetti che lavorano e investono su questo territorio. Vogliamo che la nostra terra sia conosciuta per la sua bellezza e la popolazione salentina per la sua capacità di autodeterminarsi e vivere in maniera autosufficiente, senza cedere alle lusinghe di chi vuole comprare la dignità e il futuro delle persone. Chiediamo pertanto alle istituzioni preposte di avviare ogni tipo di azione utile a bloccare definitivamente quest’opera e scongiurare l’ennesimo sfregio all’ambiente e all’ecosistema della nostra terra. Allo stesso tempo chiediamo alla popolazione di mobilitarsi a tutti i livelli per impedire l’avanzamento del progetto TAP.

 

 

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