Professoressa Colella vince la causa contro l’Eni

BASILICATA – Le sue ipotesi scientifiche parlano di idrocarburi, gas, metalli e tensioattivi nelle acque affiorate in contrata La Rossa, a Montemurro, a circa due chilometri e mezzo dal pozzo di reinezione di scarti petroliferi di Costa Molina in Val d’Agri.

Dei suoi studi aveva parlato in più di un’intervista, trasmessa anche a livello nazionale la professoressa Albina Colella, geologa dell’Università della Basilicata. Per questo l’Eni che gestisce quegli impianti l’aveva querelata per diffamazione e danni morali e patrimoniali, chiedendo un risacimento di 5 milioni di euro. In questi giorni la prima sezione civile del tribunale di Roma ha rigettato la richiesta, dandole ragione.

I suoi avvocati hanno spegato come la sentenza stabilisca di fatto il diritto all’informazione in materia ambientale e riconosca la valenza costituzionale della libertà d’opinione. La geologa anche ai nostri microfoni lanciò l’allarme rispetto ai i pozzi petroliferi sulla terraferma che starebbero avvelenando l’acqua che beviamo. Presentò anche a Lecce il suo studio sulle acque dell’invaso del Pertusillo.

La Diga – ubicata in agro di Missanello, sul fiume Agri – è l’invaso lucano che destina il 65% delle sue acque alla Puglia, per usi irrigui e potabili. Non è un mistero che l’acquedotto del Pertusillo, in corrispondenza del nodo idraulico di Parco del Marchese, dove si interconnette con quello idrico potabile del Sinni, si biforchi in due rami: quello meridionale alimenta il Salento, quello settentrionale corre verso il Barese. Lo studio della professoressa analizza la qualità dell’acqua ed i sedimenti dell’invaso.

I sedimenti rappresentano l’ “archivio” chimico di quello che avviene nella colonna d’acqua e qui sono state trovate alte concentrazioni di idrocarburi totali. superiori al limite dato dall’Istituto superiore di sanità che è di 10 microgrammi/litro. I microgrammi erano fino a 656 volte oltre il limite.

 

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