Xylella, Regione: “i contadini non abbattono, Ue pronta a riavviare procedura infrazione”

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LECCE- L’Unione Europea è pronta a rivedere il suo dietrofront sulla procedura d’infrazione contro l’Italia relativamente a Xylella. E questo perché gli agricoltori, pur intimati, non hanno alcuna intenzione di abbattere gli ulivi risultati infetti dal batterio. Accade soprattutto a Oria, Carovigno e Francavilla Fontana, dove sono circa 800 le piante da espiantare. Ad annunciarlo, con un appello/avvertimento ai contadini, è stato in mattinata Silvio Schito, dirigente dell’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia: “Invito i proprietari che hanno ricevuto da noi l’intimazione ad abbattere gli ulivi di provvedere a farlo, anche perché sono previsti ristori economici e la copertura delle spese per l’estirpazione. Se dovesse provvedere Arif in maniera coatta, non solo dovranno rinunciare all’indennizzo, ma verranno loro addebitate le spese e sarà comminata una sanzione”.

E’ quanto è emerso a margine dell’incontro in mattinata a Palazzo Adorno per la presentazione dei risultati di Ge.S.Oliv. (Tecniche di gestione sostenibile dell’oliveto e valutazione delle interazioni pianta-patogeno per prevenire e controllare l’infezione di Xylella fastidiosa nel Salento e nelle zone limitrofe a rischio contagio), il progetto promosso dal Dipartimento delle Culture Europee dell’Università della Basilicata.
A relazionare è stato il professore Cristos Xiloyannis, che, a fronte anche della possibilità concessa da Bruxelles di reimpiantare ulivi delle varietà Leccino e Favolosa, ritenute più tolleranti al patogeno, è stato molto netto: “se non si ridà vita ai suoli, alla rizosfera, gli ulivi non potranno salvarsi e questo vale anche per le cultivar che sarà possibile coltivare”.

L’approccio proposto nel progetto è multidisciplinare e mira a ripristinare la fertilità dei suoli, alla nutrizione, alla gestione complessiva delle piante. Come dire: renderle più forti per affrontare la malattia. Su questo, le sperimentazioni avviate da Copagri sembrano dare i primi concreti risultati.

Sono 180mila gli ettari monitorati nel nord Salento. I primi focolai a Grottaglie e in altre parti del Tarantino non sembrano destare le stesse preoccupazioni di Oria e dintorni. Nel Leccese, i disseccamenti galoppano verso la fascia adriatica. Ma qui ognuno è costretto a fare da sé.

 
Abitare Pesolino

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