Discarica Burgesi, i nuovi paletti della Regione: più controlli su falda e percolato

 

UGENTO- Mentre la popolazione si prepara a scendere in strada, domenica 28 maggio, con una lunga marcia da Ugento e Acquarica del Capo fino a contrada Burgesi, la Regione rivede i paletti sulla gestione della ex discarica, finita al centro delle cronache dopo la rivelazione choc dell’imprenditore Gianluigi Rosafio, relativamente ai 600 fusti di Pcb sepolti 16 anni fa al suo interno.

È del 27 aprile scorso la determinazione del dirigente della Sezione autorizzazioni ambientali di riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale di Burgesi. Si rivede, dunque, il piano di gestione e controllo che spetta alla società Monteco eseguire. È il passaggio richiesto dal Comune di Ugento, all’indomani della pubblicazione delle analisi commissionate dalla Procura e che hanno svelato “inequivocabilmente” la presenza della sostanza cancerogena nel percolato della discarica, ma non, fortunatamente, nelle acque di falda.

Il problema è proprio in quello: la discarica è ufficialmente un sito per rifiuti non pericolosi, in cui non dovrebbe esserci Pcb. Il fatto che ci sia impone necessariamente di rafforzare i presidi di tutela ambientale.

La lente d’ingrandimento, dunque, viene ingrandita: innanzitutto, ogni tre mesi, “va effettuato il monitoraggio in autocontrollo delle acque sotterranee attraverso i cinque pozzi associati alla discarica”; nelle acque sotterranee, sarà indagata anche la presenza di Pcb, ogni tre mesi, oltre che, annualmente, di PCDD-PCDF (policloro-dibenzo-p-diossine), tutti cancerogeni. Con le stesse frequenze, Monteco dovrà verificare i parametri delle stesse sostanze nel percolato, il liquido tossico prodotto dal dilavamento dei rifiuti.
Spetta poi ad Arpa la controverifica: prescritto l’incremento della frequenza di controllo delle acque di falda, ogni quattro mesi e non più una volta l’anno; annualmente, invece, va analizzato il percolato.

Tra maggio e giugno, inoltre, Arpa dovrà eseguire nuovi campioni sui pozzi spia.
Sono i passaggi chiave di un programma di interventi più ampio, definito già dalla Regione nel gennaio scorso. L’obiettivo è chiaro: in attesa di una eventuale, ancora incerta, bonifica, vigilare perché non accada l’irreparabile, vale a dire la penetrazione del Pcb nella falda.

 

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