Casarano la delusa nello spavento della mafia silenziosa

CASARANO- Il clima che si respira a Casarano è pesante. E parecchio anche. Alla vista della telecamera c’è un fuggi fuggi quando arriviamo nei pressi del bar che fu confiscato dalla Direzione Investigativa antimafia ad Augustino Potenza, morto ammazzato il 23 ottobre scorso. Un locale assegnato al Comune ma da un decennio rimasto così, chiuso, con le porte trasformate in bacheche di eventi. Chi accetta di parlarci lo fa per dirci solo poche cose: “Io non vedo, non sento, non parlo”. Il delitto d’autunno è stato una frustata per la città. Pensava di avere solo problemi economici, ma all’improvviso ha scoperto che ormai quelli si sono inevitabilmente intrecciati ad altri, a quelli sociali, a quelli criminali.

Lasciando a bocca aperta anche le realtà più sensibili al tema, come la locale associazione Antiracket. Ne ha di strada da fare Casarano per capire davvero cosa stia accadendo nella sua pancia. Aldilà di inaugurazioni e manifestazioni a tema, l’autoanalisi seria è il primo passo, in parallelo alle inchieste penali della Procura e a quelle amministrative che porta avanti la Prefettura dopo la firma del protocollo antimafia. Le sentinelle sul territorio, ad ogni modo, ci sono, come Libera. Casarano vive ora di rimpianti. Saltato il vecchio modello manifatturiero, è collassato anche il tessuto sociale. Se c’è un luogo simbolo di questa parabola sono i Giardini William Ingrosso, in pieno centro. La villetta porta addosso i segni della decadenza. I dati economici, però, ci dicono che qualcosa sta cambiando: nel 2015, il reddito medio pro capite era di 8.941 euro (dati Irpef), al 50esimo posto in provincia, meno peggio rispetto al 2013, quando era al 56esimo, ma con un tracollo continuo a partire dal 2008, quando invece era 27esima. Ora sono ritornate anche le scarpe di lusso a Casarano. Ma non basta, la sfiducia è imperante, schiacciante. I gravissimi problemi di bilancio di Palazzo dei Domenicani rendono complicate le risposte pubbliche. E la perdita di centralità politica è evidente anche nella battaglia contro l’impoverimento dell’ospedale Ferrari. E’ lo sguardo all’indietro a non aiutare la città. Che però ha già dimostrato di avere genio, se vuole, per poter ripartire.

 

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