Strumenti urbanistici, il Cds: Comuni non possono rivolgersi a dipartimenti universitari

LECCE- Una sentenza del Consiglio di Stato è destinata ad incidere sulle scelte di tutte le Amministrazioni Comunali per l’affidamento degli incarichi di redazione degli strumenti urbanistici: i Comuni non possono rivolgersi ai Dipartimenti universitari e l’Università non può avere in affidamento diretto incarichi per la redazione dei Piani Regolatori, attraverso una convenzione, neppure nei limiti di una consulenza, avuto riguardo alla natura onerosa del rapporto ed alla utilità propria dell’Ente locale.

E’ quanto ribadito dai Giudici di Palazzo Spada in una sentenza pubblicata oggi, che, accogliendo l’appello proposto dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, difeso dall’Avv. Pietro Quinto, ha riformato una sentenza del TAR Milano.

Fu proprio l’Ordine degli Ingegneri di Lecce a muoversi, negli anni passati, contro questo tipo di affidamenti e ciò sia in occasione della progettazione del nuovo Vito Fazzi, sia per l’affidamento dell’incarico di redazione del PUG da parte di alcuni Comuni del Salento.

Il Consiglio di Stato ha ora evidenziato che l’incarico di redazione di uno strumento urbanistico riguarda prestazioni professionali astrattamente reperibili presso tecnici privati e non giustifica quindi un affidamento diretto ad un centro di ricerca come l’Università.

Il Giudice di Appello ha ripreso l’insegnamento della Corte di Giustizia alla quale si era giunti proprio in occasione del ricorso proposto dall’Ordine di Lecce contro la ASL. Per i giudici, l’attività di redazione di un PUG è svolta certamente con metodo scientifico ma si risolve in un ordinario servizio di progettazione prestato dall’Università. Il tutto in una logica di scambio economico suggellata dalla previsione di un corrispettivo; in definitiva, niente di diverso da un appalto di servizi, che, come tale, deve essere assoggettato alle regole della gara pubblica.

«La pronuncia del Massimo Organo di Giustizia Amministrativa –spiega l’avv. Quinto– consolida una linea interpretativa che tutela i professionisti i quali rischiavano di vedersi sempre bypassati da affidamenti diretti alle Università”.

 

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