“Ribellione sacrosanta”: su Tap ora parla anche Vendola. Il fronte si allarga

BARI- “E’ fin troppo facile classificare la protesta della popolazione salentina contro Tap come se si trattasse di un’insorgenza periferica della cosiddetta “sindrome di Nimby” (ovvero: non nel mio cortile!). Viceversa, la ribellione contro questo gasdotto è sacrosanta per tante ragioni”. A dirlo, scrivendolo sul suo blog, è Nichi Vendola, proprio colui al quale in tanti ritengono – da destra, sinistra e tra gli attivisti – debba essere attribuita la responsabilità politica della vicenda.

Vendola afferma che una delle ragioni per cui la contestazione è giusta è “perché nei cortili di Puglia si produce tantissima energia, che solo in minima percentuale viene fruita dai pugliesi e che in gran parte rifornisce l’intero Paese. Rappresentare questa regione come affetta da localismo pre-moderno – aggiunge – è dire il falso. Anche sulle tematiche del gas, nessuno ha promosso crociate o sollecitato paure irrazionali”. E questo nonostante più approdi di gasdotti in Puglia siano stati sdoganati durante il suo governo regionale.

La politica dice la sua su Tap, mentre a Melendugno continua il fermo dei lavori, che probabilmente riprenderanno la prossima settimana. Il week end si annuncia carico di proteste: domenica alle 19.30 in piazza Sant’Oronzo a Lecce, nel primo pomeriggio sul lungomare di San Foca, con il sit in del M5s, alla presenza del deputato Alessandro Di Battista.  Ed è contro i pentastellati che si scaglia Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri, paventando alleanze anomale con Mosca: “Il Movimento 5 stelle – ha detto – è in marcia contro il gasdotto Tap, che porterebbe in Italia 10 miliardi di metri cubi l’anno di metano e accrescerebbe la diversificazione nell’approvvigionamento energetico italiano. C’è una convergenza oggettiva tra la posizione del Movimento 5 Stelle e gli interessi della Russia di Putin, la quale peraltro è impegnata in un’iniziativa politica esplicitamente di sostegno a forze la cui vittoria porterebbe alla destabilizzazione e alla disgregazione politica dell’UE”.

Per il numero uno di Eni, Claudio De Scalzi, invece, la contestazione è poca cosa: è il risultato di un “cattivissimo dialogo” con le popolazioni locali ma l’Italia, come da lui detto, “è abituata alle proteste”. Qui, invece, il fronte della mobilitazione si amplia: a chiedere l’intervento diretto del presidente della Repubblica è un nutrito gruppo di 37 sindaci e di 4 consiglieri regionali (Cristian Casili, Antonio Trevisi, Sergio Blasi ed Ernesto Abaterusso) , firmatari dell’appello a Mattarella.

Il presidio a San Basilio, poi, va avanti giorno e notte. Tap, con apposita lettera, ha chiesto al sindaco di Melendugno Marco Potì di “astenersi dall’ostacolare il pacifico svolgimento dei lavori” e di “condannare pubblicamente ogni atto di violenza, di ostacolo o di ritardo delle attività in sito”.

 

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