Tap, giornata di tregua: stop espianti, barricate sulle strade

MELENDUGNO-Non si muove foglia sul cantiere del gasdotto. Le forze dell’ordine hanno bisogno di un avvicendamento, dopo i turni e gli straordinari fatti nei giorni di fuoco delle proteste. Da Roma la comunicazione al prefetto di Lecce Claudio Palomba, che nella tarda mattinata ha incontrato i vertici della multinazionale. “Questione di ordine pubblico”, questo viene riferito. In concomitanza con il fine settimana e l’impiego di agenti necessario anche altrove, si fanno i conti con le disponibilità. Sui costi, invece, di questa operazione di “militarizzazione” del territorio, si chiederà conto direttamente in Parlamento, tramite l’interrogazione depositata ieri sera dal deputato di Sinistra Italiana Giovanni Paglia, presente ieri a Melendugno.

Nella prima mattinata, c’erano già decine di attivisti in contrada San Basilio: si era convinti del fatto che, al ritmo di mercoledì, sarebbero probabilmente bastate alla multinazionale ancora poche ore per trasferire i 59 ulivi rimasti (aldilà dei 16 monumentali su cui ancora non si hanno i permessi). Sì è all’erta.

La strada per arrivare a San Basilio la si fa a piedi. E stavolta non perché sia bloccata dalle forze di polizia, di cui non c’è neppure l’ombra. Nella notte, sono spuntate le barricate: pietre, transenne, penumatici a sbarrare le vie di accesso al cantiere. La questura ha chiesto al sindaco di Melendugno, Marco Potì, di sgomberarle, visto che quelle strade sono di competenza comunale. A mente fredda, emergono le delusioni dei manifestanti, come quella nei confronti della magistratura: “cosa potevamo attenderci da una magistratura, quale quella leccese, che ha archiviato anni di inchieste, secondo noi fondate, su Tap”, dice Gianluca Maggiore del Comitato No Tap.

Nel frattempo, si continua a puntare i piedi. Anche le scuole di Lecce si stanno organizzando per scioperare e andare a presidiare San Basilio.

 

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