Tap, all’alba espianto degli ulivi “a tradimento”, attivisti per terra e di traverso ai camion

MELENDUGNO – Sono qui dalle sei del mattino, a chiamarli a raccolta è stato il grido d’allarme delle ronde notturne: l’espianto di 230 ulivi lungo il tracciato del Gasdotto tap a Melendugno stava iniziando. “A tradimento, senza nessun preavviso– urlano- illegittimo, arbitrario. Noi non ci spostiamo da qui”. Stesi per terra, di traverso ai camion, in auto davanti ai mezzi per rallentarne l’arrivo: ci provano con tutte le loro forze, fino a sentirsi male.

Le campagne sono presidiate dalle forze dell’ordine, a metà mattinata arrivano anche i rinforzi: i manifestanti vengono presi di peso e spostati dal centro della strada. Il cantiere viene improvvisamente bloccato, a bordo dei camion però ci sono gli ulivi. E’ con lo spostamento di quegli alberi che Tap avrebbe dovuto avviare il cantiere, la scorsa primavera. Ad impedirlo l’assenza di autorizzazioni per lo spostamento degli alberi che ha fatto optare per il piano b: una piccola recinzione entro la quale  ripetere i saggi archeologici. Attività queste che per Comune e Regione non erano da considerare di “inizio lavori”, da avviare necessariamente entro il 16 maggio 2016, pena la decadenza dell’autorizzazione unica ministeriale. Da lì la doppia inchiesta penale, poi archiviata. Ci sono ricorsi però tuttora pendenti ai giudici amministrativi e alla Corte Costituzionale.

Le ruspe hanno ripreso a lavorare alle prime luci del mattino, dopo il freno della scorsa settimana, in seguito alla diffida del Comune di Melendugno, notificata nuovamente in mattinata intorno alle 7 ma ignorata. Sono le 11.30, qualcuno tenta una disperata chiamata al Presidente della Regione Emiliano: scenda in strada con noi– gli dice- ci metta la faccia”. Poco dopo l’arrivo del primo cittadino di Melendugno Marco Potì: “ con altri sindaci abbiamo scritto al Prefetto– spiega- ora stiamo dialogando con la Procura”.

Tap sta procedendo all’estirpazione sulla base di un atto dirigenziale del Servizio provinciale agricoltura, organo della Regione, che non ha ritenuto di revocarlo in autotutela pur esprimendo riserve sulla legittimità dell’operazione di espianto. La società non avrebbe ottemperato alla prescrizione relativa allo spostamento delle piante contenuta nel decreto di Valutazione di impatto ambientale. Secondo la Regione il nodo della questione è proprio questo: l’espianto degli ulivi è possibile solo per per fare spazio ad opere per cui tutte le prescrizioni risultino adempiute. Per il Ministero dell’Ambiente invece dopo l’ok del Servizio provinciale agricoltura, la strada è spianata. Dunque si può procedere.

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