Appello dei sindaci contro l’ “inutile sacrificio degli ulivi”

QuattroStelle

MELENUGNO- Melendugno, Vernole, Calimera, Castrì, Caprarica, Martano, Carpignano, Zollino, Cannole Bagnolo, Cursi, Palmariggi, Ortelle, Poggiardo, Tricase, Lizzanello.
I sindaci di questi comuni rivolgono un accorato APPELLO “A sua Eccellenza il Prefetto di Lecce, alle Istituzioni, alle Forze dell’Ordine, alla Magistratura ed alla stessa società Tap, per il RISPETTO della LEGGE e delle regole e si appellano anche al buon senso ed al principio di cautela, affinché venga fermato questo possibile grave  danno per l’ambiente e il paesaggio salentino, a cui tutti noi teniamo in modo particolare”. Così i primi cittadini vogliono fermare quello che definiscono l’ “inutile sacrificio degli ulivi” che si vogliono espiantare lungo il percorso del gasdotto.

Sono gli stessi sindaci che, già in passato, anche attraverso delibere dei propri consigli comunali, hanno manifestato la propria contrarietà alla realizzazione del gasdotto Tap con approdo nel Salento, a San Foca di Melendugno. Con la lettera odierna confermano “l’incompatibilità di quest’opera con questo territorio e con la sua vocazione turistica e agricola -scrivono- e sottolineano la preoccupazione per l’inizio delle operazioni di espianto dei (primi) 211 alberi di ulivo, in presenza di un quadro autorizzativo ad oggi non chiaro e delineato e, ancor di più, in presenza di un seri dubbi sulla fattibilità tecnica del progetto del tunnel nella zona di approdo.

Il 17 febbraio -ricordano i sindaci- “è stata presentata da parte della Società Tap, una nuova versione del progetto del microtunnel da realizzare al di sotto della spiaggia e della pineta in zona San Basilio di San Foca, per il quale è in corso la verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) presso il Ministero dell’Ambiente. Inoltre non è stato ancora presentato finora un progetto esecutivo completo, che superi e chiarisca le forti criticità di natura tecnica, derivanti, in particolare, sia da indagini del sottosuolo che hanno rilevato la presenza di materiali non idonei a sopportare i notevoli carichi idrostatici, in fase di costruzione ed in fase di esercizio, sia da indagini a mare, che hanno mappato la presenza di folte praterie di habitat marini protetti dalla comunità europea, proprio in corrispondenza della zona di uscita del microtunnel.

Ulteriori e forti per perplessità, infine, esistono per il sito di stoccaggio temporaneo degli ulivi da espiantare, distante oltre 8 km dalla zona di espianto e dove ad oggi non è ancora stata realizzata nessuna struttura di protezione né ci sono le dovute garanzie per la sopravvivenza, per chissà quanto tempo, di questi alberi.

 

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