Aborto, diritto a ostacoli: lo praticano solo tre medici in tutta la Asl di Lecce

LECCE-  Il 95 per cento di tutti i ginecologi assunti negli ospedali leccesi è obiettore di coscienza. Significa che ci sono solo tre medici in tutta la Asl a garantire alle donne l’interruzione volontaria della gravidanza. E soltanto in due ospedali, quelli di Lecce e Casarano.
I dati emergono nei giorni in cui l’Italia intera discute del caso Lazio, lì dove la Regione, per assumere due ginecologi al San Camillo di Roma, ha previsto un bando destinato soltanto a chi non vuole fare obiezione di coscienza. La Asl di Lecce si era mossa in tal senso un anno fa: con delibera del 7 gennaio 2016, ha assunto con contratto full time uno spacialista ambulatoriale per il Fazzi. «Il bando pubblico – spiega il direttore sanitario della Asl, Antonio Sanguedolce – era destinato esclusivamente a ginecologi non obiettori, motivo per cui se in futuro il medico dovesse ravvedersi verrebbe automanticamente licenziato».
Stando alla normativa, ogni ospedale dovrebbe garantire il servizio. Così non è. Anzi, il percorso è tutto ad ostacoli: presentarsi nei nosocomi di Scorrano, Copertino, Galatina e Gallipoli significa essere dirottati altrove.

A Casarano, c’è un solo medico non obiettore sui sette del reparto a gestire ogni anno almeno 220 interventi. A Lecce, il carico di lavoro, pari in media a 900 procedure l’anno, è sulle spalle di solo due ginecologi. A questi numeri, relativi agli aborti praticati entro i 90 giorni dal concepimento, si aggiungono poi le interruzioni di gravidanza nei mesi successivi, quando, ad esempio in caso di scoperta di malformazione del feto, c’è una richiesta in tal senso da parte della paziente, a causa di rischi per la sua salute fisica o psichica. Così si disattende la vera applicazione della legge 194, che nel 1978 ha riconosciuto il diritto di aborto, prima considerato invece un reato.

A Lecce, infatti, la situazione è peggiore del resto d’Italia, dove in media gli obiettori sono il 70 per cento del totale, e peggiore anche della stessa Puglia, dove ci si attesta all’86 per cento.

 

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