Infiltrazioni mafiose: sciolto il Consiglio comunale di Parabita

PARABITA-Tanto tuonò che piovve. Anzi, su Parabita è proprio il diluvio: su proposta del ministro dell’Interno Marco Minniti, il Consiglio dei Ministri “ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni da parte della criminalità organizzata”. La ghiogliottina è calata sull’amministrazione di Alfredo Cacciapaglia. Lo aveva annunciato ai nostri microfoni il prefetto di Lecce Claudio Palomba, poco prima di Natale: l’opzione scioglimento era concreta, tra quelle prospettate dalla Prefettura di Lecce al Viminale.
Troppo pesante il terremoto provocato dall’Operazione Coltura, che nel dicembre 2015 ha sgominato il clan Giannelli e portato all’arresto dell’ex vicesindaco Giuseppe Provenzano, autodefinitosi, in un’intercettazione registrata dai Ros, “il santo in paradiso” del sodalizio, a cui avrebbe elargito contributi economici e procurato posti di lavoro, in cambio del sostegno elettorale alle amministrative 2015, tornata in cui ha collezionato 480 voti. Il processo servirà a dare consistenza o meno a quanto accertato nelle indagini.

Altro, però, è emerso durante i tre mesi in cui il municipio di Parabita è finito sotto la lente della commissione di accesso agli atti, insediatasi il 19 luglio, il giorno dopo la scarcerazione di Provenzano, su cui pende l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Dettagli cruciali, a quanto è dato sapere, quelli venuti a galla, tanto da dare fondamento alla necessità di ricorrere alla soluzione più estrema.

La relazione finale della commissione era stata consegnata ad ottobre al prefetto che, stando a quanto prevede il Testo unico degli enti locali, ha stilato poi il proprio rapporto. È sulla base di quello che il ministro Minniti ha proposto lo scioglimento, deliberato nelle scorse ore dal governo. Evidentemente, c’erano tutti quegli elementi che – come legge prevede – devono essere “concreti, univoci e rilevanti” su collegamenti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso o su forme concrete di condizionamento. Adesso, spetterà al presidente della Repubblica firmare il decreto, da comunicare poi alle Camere. Ma si tratterà solo di un mero passaggio formale, il sigillo ad una decisione già presa.

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