Cadavere nel fusto, l’autopsia: il marocchino ucciso con colpi alla testa

GALLIPOLI – Fratture craniche profonde, provocate da un oggetto contundente. Colpi sferrati con estrema violenza che hanno provocato, con ogni probabilità la morte di Khalid Lagraidi, 41 anni, il cui corpo è stato trovato una settimana fa nelle campagne della periferia di Gallipoli.
È questo quanto emerso dall’esame autoptico eseguito dal medico legale roberto vaglio nella camera mortuaria del fazzi, effettuato all’indomani della tac che ha confermato i primi sospetti sulle modalità atroci dell’occultamento del cadavere: il tentativo di sciogliere il corpo nell’acido e poi la sepoltura con il cemento.

Il nord africano quindi, quando è stato messo nel fusto di metallo, era già morto, ucciso a colpi di spranga o di bastone in testa.

Particolari nuovi che si aggiungono all’indagine dei carabinieri sull’efferato omicidio avvenuto probabilmente nel giugno scorso, pochi giorni prima della denuncia di scomparsa presentata dai familiari. Ora non rimane altro che aspettare l’esito degli esami sul dna per confermare che si tratti proprio di lui.

Un’esecuzione venuta alla luce solo dopo le dichiarazioni di Rosalba Barba, figlia dell’ex pentito Marco Barba, attualmente detenuto. Una confessione lunga e sofferta che ha portato i carabinieri a ritrovare il luogo in cui il cadavere era stato nascosto e che nelle scorse ore è stata invece smentita dal super accusato: non sono stato io, ha detto marco barba, mia figlia sta coprendo qualcuno.

Dichiarazioni rilasciate al suo avvocato Speranza Faenza durante un colloquio nel carcere di Taranto dove l’uomo si trova. Marco Barba, ora indagato per omicidio e occultamento di cadavere, accusa della quale risponde anche la figlia, si è dichiarato disposto, subito dopo l’autopsia, ad un confronto con i magistrati e con la stessa figlia.

 

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